Una famiglia…tanta curiosità…un sogno….Il Mondo !

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Vino Devinato, Ciambelle Alla Cannella, Passeggiate e Musei

E anche la seconda settimana è terminata, la casa a l’auto dei nostri ospiti sono state riordinate e pulite ed è tempo di concludere questa esperienza (e di tornare al calduccio di casa nostra, che qui siamo già sui 18 gradi con pioggia).

Esauriti nella prima settimana tutti i luoghi “da non mancare” secondo le guide turistiche, siamo passati a quelli meno quotati, con qualche delusione e qualche piacevole sorpresa.

Quello che sicuramente non manca a Stoccolma e dintorni è la possibilità di fare belle passeggiate sul bordo dell’acqua ammirando piacevoli veute, che siano boschi, laghi o splendidi palazzi:

L’altra cosa che non manca sono i musei, ma si sa che noi CinqueNelMondo non siamo proprio degli appassionati del genere…in ogni caso, 2 o 3 non ce li siamo fatti mancare (anche perchè a volte è la pioggia a “spingerti” dentro un museo): quello di arte moderna (un po’ deludente), quello dedicato ad Astrid Lindgren, l’autrice di Pippi Calzelunghe (un po’ deludente fino a quando la Piccola Folletta ha scoperta la sala delle costruzioni con mattoni di plastica leggera: in quel momento è schizzato al massimo del punteggio, ci hanno praticamente cacciati all’ora della chiusura) e quello dedicato al veliero Vasa, ripescato intero dopo 331 anni (bello, il veliero impressionante per le sue dimensioni e decorazioni e ben fatte le mostre a corredo).

A completare il tutto qualche gita fuori porta: la prima a Grinda, un’isola “incontaminata”…mah…bello, ma direi che un’ora e mezzo di battello verso nord non ha cambiato di molto il panorama, anche se qualcuno ha tentato di entrare in acqua giusto per vedere l’effetto che fa.

E poi Sigtuna, la città piu’ antica della Svezia, che ovviamente ha anche la strada piu’ antica, la moneta piu’ antica, ecc. ecc., un po’ deludente, mentre il vicino castello di Skokloster è stata una visita molto simpatica: molte sale arredate con arredi d’epoca originali e anche, curiosamente, alcune opere di Arcimboldo, e alcune vere principesse da me prontamente immortalate.

E chiudiamo con la dieta svedese by CinqueNelMondo: premesso che Papà Sognatore ha messo su un paio di chili (due settima di colazione con frutta, pane burro e marmellata, succo d’arancia e altre piccole prelibatezze non passano inosservate), bisogna dire che anche la Piccola Folletta ha trovato pietanze molto gradite (polpette con purè e ciambelle alla cannella soprattutto), che hanno permesso di pranzare serenamente in qualche ristorante, mentre a cena abbiamo osato solo una volta (il conto è molto più salato, e gia a pranzo non è che si scherzi con ‘ste corone svedesi…).

Fallimentare invece il tentativo di Papà Sognatore e Mamma Paziente di lanciarsi sul vino non alcolico: visto che qui gli alcolici al supermercato non li vendono e che l’apposito negozio statale è ad una quindicina di chilometri abbiamo pensato di provare il vino senz’alcool, pensando “ce ne sono scaffali pieni, se lo comprano sarà pure buono”…Non Fatelo Mai !! La mezza bottiglia rimasta è appena andata giù nello scarico del lavandino.

Per fortuna altre cose ci hanno tirato su il morale, come come il pane nero con i semini per la colazione ed il toast svedese con maionese e gamberetti (ma non 3 gamberetti striminziti come da noi, ce ne saranno un paio d’etti sopra…vero che costa 15 euro :-O).

Degli svedesi ci è rimasta l’impressione di gente tranquilla, molto attenta all’ecologia (si ricicla molto, e ho visto più Tesla e BMW elettriche in questi giorni di quante ne avessi mai viste prima), molto sportiva (tutti che camminano e corrono intorno a laghi e parchi), Stoccolma sembra una città bella e ben organizzata, probabilmente sarebbe anche bello vivere qui, peccato che l’estate duri troppo poco !

 

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Stoccolma, Bella da Vivere in Relax

Eccoci qua, al nostro quinto scambio casa, che suscita sempre curiosità e domande tra i “non adepti” (questa volta un collega mi ha chiesto: “ma non hai paura che usino i tuoi vestiti ?”…..)

C’è da dire che tecnicamente non siamo CinqueNelMondo, la Viaggiatrice Curiosa non è infatti con noi, ma è in un’altra parte del mondo diversa da casa, e quindi facciamo che vale lo stesso.

La Svezia si presenta bene, l’aeroporto ha i pavimenti in parquet (vero, non laminato come quello di Orio al Serio…d’altronde qui il legno non manca) e al ritiro bagagli non si ripete la solita scena all’italiana di quelli che sgomitano e si piazzano davanti al nastro, che la loro valigia sarà sicuramente la prima per diritto divino: c’è una bella striscia gialla ad un metro dal nastro trasportatore, e tutti dietro ad attendere il proprio bagaglio con pazienza. Unica eccezione: uno spazio di avvicinamento per i disabili, rigorosamente rispettato. Ah, la civiltà nordica !

Recuperata la macchina e raggiunta la bella casa in cui saremo ospiti iniziamo la nostra prima settimana di esplorazione di Stoccolma e dintorni. La prima cosa che mi viene da dire è che la città non è da colpo di fulmine, non ha quel monumento che ti fa dire “ah, però”. Piuttosto ti entra dentro lentamente, al ritmo degli svedesi, che sembrano prendersela con molta calma, sia alla guida che nella quotidianità, con le loro lunghe e numerose pause caffè (e cappuccino, e cinnamon roll, e birra, e vino, e….).

Mi è piaciuto il Millesgarden, una “casa museo” in cui sono raccolte le opere di una coppia di artisti dalla sensibilità particolare, costruita ed arricchita nel corso di decenni:

Ed anche il centro storico, Gamla Stan, anche se zeppo di negozi di roba turistica, mantiene una sua personalità affascinante, mentre il tanto pubblicizzato cambio della guardia non mi è sembrato granchè come show, si è salvato giusto perchè c’era la banda a cavallo (e per qualcuno mi è anche venuto da pensare “povero cavallo”, vista la stazza non proprio filiforme);

Così come ci è piaciuto il Municipio, “normale” edificio di mattoni rossi, ma sarà il fatto che ne vadano così orgogliosi, o le sue dimensioni “XL” o il fatto che si specchia nell’acqua, che merita di essere visto e visitato:

Certo, l’acqua, qui è dappertutto: la città è costruita su isole, piu’ grandi di quelle di Venezia (e quindi lasciano spazio al traffico, che non è poco, tanto che è attivo un “congestion charge”, una tassa che si paga per entrare in città nelle ore di punta), ma comunque non così grandi da far pedere di vista il mare (o il lago, visto che ci sono tutte e due, uno di fronte ed uno alle spalle della città). Ed è proprio dall’acqua che la città dà il suo meglio, con le viste dai battelli che ti portano da un’isola all’altra (trasporto pubblico, come i vaporetti, il biglietto é lo stesso della metro e dei tram/autobus)…che bello uscire la mattina, prendere la bici ed andare all’imbarco del ferry per andare in città (e qui affiorano i ricordi di Bangkok e del Chao Phraya ! Sigh…).

Poi ci sono le visite a palazzi, come il palazzo reale, quello fuori città, dove abitano veramente i reali di Svezia, begli interni e bel parco rilassante:

Segue l’immancabile (per una capitale nordica, chissà da dove nasce questa mania) museo all’aperto delle abitazioni provenienti da tutto il paese: Skansen, un’attrazione enorme che occupa tutta una collina, un sacco di abitazioni in legno (what else ?) con l’aggiunta di acquario e zoo…massacrante ! (ma, in parte, interessante)

E alla fine della prima settimana arrivano le gite fuori porta: Uppsala, città ricca di storia, ma a dire il vero di non molto altro, e Trosa, ridente località marina (balneare direi di no, viste temperatura e limpidezza dell’acqua) a sud di Stoccolma:

Ci sarebbe altro da dire, partendo dalle piste ciclabili presenti ovunque, passando ai caprioli che ti attraversano davanti mentre tu pedali bello tranquillo, per finire alle bambine di 6-9 anni che girano sul tram senza genitori alle 22:30 di Domenica sera… ma il sole sorge alle 4:30 (e spesso disturba il sonno di Papà Sognatore, che è un delitto di lesa maestà) e domani c’è un battello da prendere, per cui per ora saluti da Stoccolma !

 

Turchia: Quanto Si Spende Per…

– Un pranzo o cena per 5 persone, ordinando una portata a testa, bevande (acqua, birra o vino, te freddo), qualche antipasto o dessert: 15 – 55 euro (in un simil “fast food” abbiamo in realtà speso 12 euro, ma il tizio era simpatico e con la mancia siamo arrivati a 15)
– Una birra da 33 cl: 1,5 euro, ma non tutti i ristoranti la servono, solo quelli che hanno la licenza apposita
– Una maglietta: 3 euro, jeans di marca 15 euro, diciamo che all’outlet ho dovuto cercare di ripartire il piu’ in fretta possibile per evitare di trovarci con chili e chili di vestiti in piu’ da infilare in valigia
– Una bottiglia d’acqua da un litro e mezzo: prezzo mooooolto variabile, da 50 centesimi al negozietto “turco turco” a 2 euro agli shop dei musei
– Una camera con aria condizionata, colazione turca compresa: da 16 euro (a Fethiye) a 35 euro (Olympos, in una affascinante Country House)
– Taxi per distanze brevi: non abbiamo usato taxi
– Una visita ad un museo / sito archeologico: poco, molto poco, da 80 centesimi a 9 euro (Efeso), io credevo di aver fatto un affare con i 50 euro a testa della carta che ci dava accesso a tutti i siti e musei della Turchia per quindici giorni, in realtà se avessimo comprato i singoli biglietti avremmo speso solo 7/8 euro in piu’ (ma così abbiamo anche saltato qualche fila)
– Taxi boat che ti porta alla spiaggia dell’isola delle farfalle e ti viene a riprendere a chiamata: 45 euro, prezzo di favore contrattato per me dal mio amivo Ali che ci ha accalappiati appena scesi dalla macchina
– Massaggio a tutto il corpo più scrub: purtroppo la visita ad un Hammam non era in programma, e poi dicono che i massaggi turchi sono “robusti” e poco rilassanti…
– Assoldare 3 vecchiette per farsi accompagnare a delle introvabili rovine: gratis, ma poi ti tocca spendere 15 euro in oggettini che non avresti mai comprato, uno per vecchietta:

Altre Rovine, Efeso E Notizie Varie

Lasciata Bodrum, il suo castello chiuso, il traffico “Napoli style” (rispetto dei semafori e delle precedenze improvvisamente diventati un optional) e il tarocco eletto a sistema (nel senso che qui a venderti borse di Gucci, Rolex e altri beni “di marca” non sono i poveracci extracomunitari col loro lenzuolo per scappare veloce, ma i negozi della via pedonale con tanto di interni eleganti e aria condizionata), ci siamo diretti a Eraclea al Latmo, dipinta da una delle nostre due guide (la Routard, già caduta in disgrazia per il consiglio di visitare Knidos) come un idilliaco villaggio in riva al lago Bafa, con tanto di rovine dell’antica città tra le case e fenicotteri di passaggio nel lago. Bene: di fenicotteri neanche l’ombra, le rovine le abbiamo trovate solo con l’aiuto di tre “graziose” contadine da cui ci siamo fatti accalappiare (le tre tizie che ci guidavano in strade sempre piu’ strette gridando “Otopark, otopark” sono state uno dei momenti piu’ esilaranti della vacanza) e che naturalmente hanno poi riscosso la loro prebenda vendendoci oggettini tipici a prezzo esorbitante.

Belle rovine le abbiamo trovate invece a Didime (il tempio di Apollo regala veramente un’impressione di potenza, di grandezza, con le sue enormi colonne decorate) e a Mileto (grande teatro greco con le gallerie ancora percorribili).

La giornata ci ha portato infine a Selcuk, per noi città delle cicogne, presenti un po’ ovunque. Qui, anche se l’Ephesus Palace hotel si è rivelato un po’ meno “palace” del previsto, abbiamo apprezzato il poter disfare le valigie per un paio di giorni.

Selcuk è stata la base per le visite dei giorni successivi: Priene (unica parte memorabile direi il teatro con i 5 troni), il parco nazionale Dilek (qui ci aspettavamo delle calette con un bel mare in cui tuffarsi, invece spiagge normali, mare piatto come una tavola e vagamente “oleoso”) e soprattutto Efeso, lasciata come dulcis in fundo.

E dulcis in fundo è stato: Efeso è l’unica tra le rovine visitate che dà l’impressione di essere ancora una città, ci sono i due viali principali ben conservati, la splendida biblioteca ed è facile farsi comparire davanti agli occhi come poteva essere nel suo massimo splendore, con fontane monumentali sparse ovunque e statue a decorare ogni edificio. Da ultimo ci hanno impressionato i resti delle case patrizie, alcune delle quali hanno ancora i rivestimenti di marmo alle pareti e i mosaici integri sui pavimenti.

Il road trip si è poi chiuso con il ritorno a Izmir e una cena ad un caffè francese, tanto per anticipare di un giorno il ritorno alla cucina occidentale (quella turca è buona, ma forse non molto varia).

Notizie sparse:

– A Izmir alcuni semafori sono “a portale”, cioè oltre alle classiche luci rotonde c’è tutta una struttura con luci a led che diventano dello stesso colore del semaforo: bello e efficace.

– In alcuni ristoranti, all’uscita ti vogliono versare sulle mani un liquido profumato, forse anche disinfettante: usanza che alcuni Cinquenelmondo gradiscono, io la trovo troppo profumata e disgustosamente chimica

– Abbiamo assaggiato il gelato turco, abbastanza buono, ma ha una consistenza un po’ gommosa, elastica, pare che sia dovuto al fatto che contiene della carruba…sarà vero ?

I miei highlights del viaggio ? Pamukkale, Efeso, Afrodisia e valle delle farfalle sono le tappe che consiglierei a chi volesse spendere qualche giorno in questa zona della Turchia.

 

Mare, Colazione Turca E Altre Notizie

Quando questa vacanza è stata organizzata si pensava ad una vacanza primaverile, un po’ calda, un po’ fredda, magari con una bella giornata da godersi con un pic nic in riva al mare, ma per il resto clima temperato, tanto che alla ricorrente domanda “cosa metto in valigia ?” Papà Sognatore rispondeva “vestiti a cipolla, a strati, e metti un costume che non si sa mai, c’è l’acqua termale…”.

Il sud della Turchia invece ci ha sorpresi: belle giornate e temperature sopra i 25 gradi, tanto che tra una rovina e l’altra siamo già stati tre volte in spiaggia e il road trip ha preso il ritmo di una bella vacanza estiva.

In questi giorni ci sono state le rovine di Arykanda (isolate in una valle pittoresca, a me sono piaciute):

una buona cenetta a Kas (bella cittadina di mare, consigliata da amici), la spiaggia di Patara (quella di Cleopatra, rovine deludenti ma primo bagno di sole):

una ancora migliore cena tipica turca a Fethiye con successiva giornata in barca alla spiaggia della valle delle farfalle (e relativa cascata) ed alla laguna blu.

Poi invece siamo andati un po’ in calando, Datca pur essendo piacevole non è stata all’altezza delle attese mentre le rovine di Knidos sono state una perdita di tempo (chiuse per lavori, e viste da fuori sono sembrate misere misere)

In più non abbiamo potuto prendere il traghetto per Bodrum (ehm, qui Papà  Sognatore ha un attimo sbagliato la pianificazione per beccare il traghetto in bassa stagione), e quindi ci siamo sparati 300 km in più, per poi scoprire la mattina dopo che il castello di Bodrum era chiuso per lavori !

Ma veniamo alla colazione turca: per alcuni (uno in particolare) momento più atteso della giornata, per altri incubo culinario da cui riuscire ad estrarre qualcosa di commestibile. Di sicuro tutti i posti dove abbiamo dormito (hotel, guest house e pensioni) sono molto coerenti: olive, pomodori, cetrioli, formaggi, miele, uovo sodo, wurstel turco, pane, marmellate e chai (the) in abbondanza non sono mai mancati. Per fortuna ogni tanto ci sono delle variazioni sul tema: gozleme (le piadine locali), biscotti, tortine, uovo fritto e, per fortuna, cereali al cioccolato, latte caldo e Nutella hanno fatto la loro comparsa ogni tanto, salvando alcuni di noi da una dieta forzata, mentre altri (sempre quello di prima) fanno regolarmente il secondo o anche il terzo giro. Missing in action: lo yogurt, che qui viene utilizzato come accompagnamento della cena (ed è buonissimo), ma a colazione non fa la sua comparsa.

Notizie sparse:

– per qualche notte abbiamo dormito senza lenzuolo: c’è quello sotto, naturalmente, ma sopra o c’è il piumino (al nord, che era più freschetto) oppure si sta direttamente con una copertina leggera, purtroppo non molto piacevole per noi raffinati occidentali

– in giro ci sono moltissimi cani randagi (una sera abbiamo rischiato di investirne uno), ci hanno raccontato che le autorità locali li catturano e sterilizzano (hanno tutti il chip all’orecchio), non sembrano pericolosi. Ogni tanto però fanno delle retate e ne uccidono a migliaia: tristezza 😦

– le strade del sud non sono certo noiose: tutte a doppia corsia, ci trovi curve secche a U, pendenze oltre il 10%, mezzi agricoli (anche contromano), ogni tanto un cartonato di una pattuglia della Trafik Polisi con tanto di lampeggiatore acceso alimentato da pannello solare e ogni 50-60 km un bel posto di blocco della Jandarma (Polizia), con restringimento ad una corsia ed esame con sguardo minaccioso del gendarme di turno.

– in aggiunta a tutti questi posti di blocco, telecamere su tutte le strade (direi un portale ogni 10 km sulle statali), ed abbiamo anche avuto l’impressione che l’omino del benzinaio prima di fare rifornimento legga la targa e la inserisca con un tastierino per mandarla a chissà chi…insomma si percepisce che l’apparente ordine dellà società Turca, che sembra in effetti ispirata ad una tranquilla convivenza tra islamici moderati e più ortodossi (vedi ad esempio le ragazze e donne velate tranquillamente a fianco di quelle con tacchi e gonna), nasconda invece una tensione tenuta sotto controllo da uno stato molto orwelliano.

Al momento siamo a Selcuk per 3 notti consecutive, e finalmente non si rifanno le valigie tutte le mattine !

1000 Chilometri: Cose Strane, Posti Meravigliosi e Riflessioni

Quattro giorni sono passati, 1000 chilometri sono già alle nostre spalle e dalla Turchia arrivano buone notizie.

La prima è che la macchina è abbastanza comoda (una Fiat Linea, invendibile in Italia per la sua bruttezza ma onesto mezzo da viaggio), la seconda è che la compagnia è ancora piacevole: nessun litigio, niente cuffiette nelle orecchie per ore e ore, niente “tra quanto arriviamo” a ripetizione, ma anzi una piacevole partecipazione attiva alle chiacchere da viaggio. Certo, ogni tanto dal sedile posteriore si sente parlare di statistica avanzata o diritto di internet, ma è il prezzo da pagare se si portano in viaggio on the road degli studenti universitari ad anno accademico in corso.

Veniamo alle cose strane: abbiamo percorso molti km su strade con limite a 82 km/h, non uno di più e non uno di meno, e mi ha fatto molto ridere pensare a quale approfondito studio ministeriale possa aver partorito un limite tanto preciso (gli altri limiti sono 50, 70, 90, 120, roba normale, insomma).

Stranezza più seria, il primo giorno mentre giravamo per le vie di Bergama in cerca di uno snack veloce vediamo un furgoncino che vende frittelle: ottimo, piacciono a tutti, mi metto in fila, ma quasi subito noto che nessuno paga, non girano soldi, il tizio riempie il sacchetto e l’avventore se ne va, senza neanche ringraziare più di tanto. Inizio a pensare che sia una specie di mensa ambulante per i poveri (di frittelle ? e che ne so io, sono Turchi…), per cui mi sento fuori posto ed esco dalla fila. Giriamo altrove per un quarto d’ora, altri snack non se ne trovano, sembra tutto chiuso, e alla fine, convinto dalla vista di famigliole turche che mangiano frittelle a quattro palmenti e dalle proteste della mia famigliola, mi rimetto in fila, mi faccio dare un sacchetto di frittelle e provo ad allungare una banconota al tizio, che però non ne vuole sapere e mi manda via, con la pancia un po’ più piena e qualche senso di colpa in più (avrò rubato del cibo ai poveri ?).  Potrebbe essere una cosa legata al pilastro dell’islam che professa la carità, ma nessuno spiccicava una parola di inglese, per cui mistero irrisolto.

E la Turchia che abbiamo visto ? Finora solo posti dal bello al meraviglioso:

Pergamo, con le sue rovine piazzate in cima ad una collina che domina la valle, il tempio di Traiano e la stupenda vista che si ha dal teatro greco.

Afrodisia, antica città piazzata in un luogo idilliaco, con alcuni monumenti conservati in maniera sorprendente ed un impressionante stadio.

Pamukkale, un luogo unico, da solo merita la fatica del viaggio (dico davvero, se non ci siete mai stati fateci un pensiero). Ha aiutato molto la giornata splendida, cielo terso e 25 gradi, le montagne innevate a fare da sfondo, ed anche il fatto che abbiamo percorso il sentiero che sale di fianco alle vasche la mattina verso le 9, con una percentuale di turisti orientali ancora fisiologica (quando sono in massa sono veramente caciaroni, peggio di noi italiani). Purtroppo abbiamo avuto l’impressione che la siccità abbia colpito anche qui, parte delle vasche sono asciutte, l’impressione è che convoglino l’acqua residua sulla parte più “turistica”, mentre il resto è abbandonato in maniera un pò desolante.

Non è comunque mancato chi, dopo le fatiche della visita a Hierapolis, la città romana che sovrasta le meravigliose vasche, ha voluto farsi un bel bagno termale, e lì (visto che si paga) di acqua ce n’è in abbondanza.

Discorso a parte merita invece Chimera, la montagna dei “fuochi fatui” (fiamme che escono dalla roccia).

[Spoiler: seguono riflessioni tipo “anziano che si lamenta dei tempi moderni”, per cui se non siete in vena saltate pure]

Ci eravamo già stati 8 anni fa, ci siamo tornati perchè allora la piccola folletta aveva solo 3 anni e si era addormentata come un salame, per cui ci faceva piacere farle vedere questa meraviglia per la prima volta. Il posto però è cambiato, siamo saliti di notte come allora, ma oggi la fiamme naturali (sempre affascinanti) sono circondate da gruppi di giovani e meno giovani che le usano per farci i marshmallow o gli spiedini, e via con selfie e foto a non finire, poco importa se così facendo impediscono a chi arriva dopo di vedere la stessa meraviglia che loro si stanno godendo (la nostra folletta si è poi avvicinata quasi chiedendo scusa per il disturbo, e solo allora si sono spostati per lasciare un po’ di spazio anche a lei).

Ed ecco le due riflessioni “da vecchio” che mi sono venute: la prima è che non bisognerebbe tornare in un posto che ci è molto piaciuto, è difficile che si provino le stesse sensazioni (l’emozione della prima volta, vedere qualcosa che i nostri occhi non hanno mai visto) ed è invece probabile che il luogo sia cambiato (o che sia cambiata la gente che lo anima) allontanandosi dal nostro ricordo e creando una discrepanza che lascia sempre qualche crepa nei ricordi e un po’ di amaro in bocca. Non dico che bisogna smettere di andare in giro, chi va oggi per la prima volta alle Chimere rimarrà comunque affascinato dalle fiamme e magari questa cosa dei marshmallow gli sembrerà una figata pazzesca, ma quello sarà il ricordo della “sua” prima volta, il mio ricordo preferivo conservarmelo in versione originale.

La seconda: è mai possibile che in qualche anno si sia completamente perso il rispetto per gli altri ? Magari quella degli spiedini sarà anche una moda passeggera, ma qualche anno fa la gente osservava le fiamme, faceva le sue foto ed i suoi video e poi si spostava per dare modo a chi seguiva di fare lo stesso, come è naturale che sia, mentre oggi a questi sembrava normale accamparsi intorno alle fiamme, un po’ come se uno si piazzasse con un bel paravento davanti alla Gioconda e chi se ne frega se gli altri non la vedono. Non so, forse un po’ tutti siamo super social a parole (quando si tratta di espandere il nostro ego via Whatsapp, Facebook, Instagram, Twitter o postando in un blog ;-)) e un po’ meno social (nel senso di attenzione verso gli altri) nella vita reale, quella che prevede anche il rispetto come una delle prime regole di socializzazione.

[Fine Spoiler – da qui si ricomincia a parlare di Turchia]

Ora, dopo una gita ad Olympos, che invece sembra ancora il rifugio dei “nuovi hyppie”, siamo a Kas, solare cittadina sul Meditteraneo: vediamo se nei prossimi giorni ci riesce di mettere assieme un’abbronzatura decente !

“Gule Gule” dalla Turchia del sud

 


 

Turchia “On The Road”

Ed eccoci qua, i CinqueNelMondo sono tornati !

I piu’ pensavano che ormai le avventure da famiglia in viaggio fossero finite: i figli maggiorenni fanno vacanze per conto loro (come è giusto che sia), trovare date condivise è peggio che trovare una sala riunioni libera al lavoro, e quindi ormai ci si era un po’ rassegnati alla “famigliola classica”, 2 genitori ed una piccola principessa, anche lei ormai quasi adoloescente.

Ed invece….

Ed invece Papà Sognatore, che aveva già fatto il budget e prenotato voli aerei, noleggio auto e qualche albergo per la “famigliola classica”, buttando li’ a cena una domanda piu’ di prassi che di sostanza (noi a Pasqua andiamo in Turchia, voi cosa fate ?) si è trovato davanti alla risposta inaspettata: “Veniamo anche noi !”.

E dopo un attimo di incertezza (“Ma come ? E l’università ? Le lezioni, gli esami…”), gli è toccato prenotare nuovi voli aerei, una macchina piu’ grande, nuove stanze d’albergo.

Si parte quindi alla scoperta della Turchia storica (Efeso, Pergamo, Aphrodisia) e di qualche meraviglia naturale (Pamukkale e il “castello di cotone”, Cirali con i suoi “fuochi fatui”), con la speranza di ritrovare il piacere di stare tutti assieme anche ora che in famiglia ci sono piu’ adulti che bambini !

Per i piu’ curiosi, l’itinerario in auto di circa 1.600 Km:

Itinerario Turchia Storica