Una famiglia…tanta curiosità…un sogno….Il Mondo !

Archivio per luglio, 2012

Finalmente A… Casa?!

No, tranquillli, non abbiamo preso biglietti aerei anticipati per tornare a casa, siamo ancora qui a Bangkok. Solo che stare qua (in un appartamento meraviglioso) mi ricorda un po’ la mia estate a casa: svegliarmi con le voci della mia famiglia, fare colazione con latte e cereali, cenare a casa piatti cucinati da papà e andare a fare la spesa. Certo, la città è molto diversa, quando mi affaccio alla finestra di casa di solito non vedo palazzi e grattacieli, ma un prato e un pollaio. Per visitare la capitale della Thailandia è necessario prendere tutti giorni una barca per attraversare il fiume e raggiungere la sponda opposta, e poi naturalmente bisogna prenderne un’ altra per raggiungere la zona della città desidarata (Bangkok è enorme ed ha un sacco di abitanti). Poi, a piedi o in tuktuk
(diversi da quelli della cambogia: un po’ più piccolini e più adatti a stare ore imbottigliati nel traffico, che nemmeno qui manca) si raggiunge un tempio o  palazzo reale, la collina dorata o il centro di Bangkok (che solitamente si raggiunge con lo Skytrain). I templi di Bangkok sono completamente diversi da quelli della Cambogia: qui sono nuovi, con i tetti spioventi e le rifiniture d’oro, le statue sembrano più di plastica che di altro e certo non fanno parte di un sito archeologico. Mentre in Cambogia era tutto in roccia, rovinato e c’erano veramente troppi scalini, difficilisssimi e faticosi da salire. Anche il palazzo reale è nello stesso stile, ma poche parti sono aperte ai visitatori. Purtroppo abbiamo sempre beccato pioggia che ci ha impedito di seguire esattamente i programmi di Papà Sognatore, ma non di utilizzare la piscina del sesto piano. Insomma, Bangkok è una classica giga-metropoli, con migliaia di centri commerciali e negozi di marca e concerti di 5 ore nel centro, che si contrappongono alla povertà della gente che chiede l’elemosina all’ uscita dello skytrain.

  

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Cambogia – Parte 2: Danze Tipiche, Trasporto Locale E Prelibatezze Varie

Per distrarci dall’overdose di templi, una sera siamo andati a vedere lo spettacolo delle ballerine Apsara, la danza tipica Cambogiana (ormai siamo appassionati di danze tipiche…).

Bella, anche se essendo organizzata sul palco di un ristorante era giocoforza meno coinvolgente di quelle viste a Bali all’interno dei templi.

Sempre per distrarmi un po’ (e anche perche’ venivo cacciato dalla stanza quando mi svegliavo presto…) tutte le mattine o quasi sono andato a fare un giro ad un mercato vicino al nostro hotel. Non un mercato per turisti, come i soliti Old Market, Central Market, Night Market, che poi vendono la stessa roba dall’Indonesia alla Malesia alla Cambogia, ma proprio il mercato dove la gente del posto va a fare la spesa.

Visto che qui praticamente nessuno possiede il frigorifero (l’elettricita’ e’ troppo costosa), il mercato e’ sempre strapieno, sia di gente che di merce. Ecco, fare un giro tra queste bancarelle, anche se molto pittoresco, mi fa ringraziare di avere i nostri bei supermercati con la merce pulita e refrigerata…

Mi sembrava anche di essere un po’ un’attrazione, visto che molti mi guardavano con faccia stupita (cosa ci fa questo qui? ).

E per fortuna non ci ho portato anche la Piccola Viaggatrice!! Da quando siamo in Cambogia il suo successo tra turisti e non e’ improvvisamente aumentato: tutti vogliono toccarla, abbracciarla, prenderla in braccio, sapere come si chiama e quanti anni ha e naturalmente fare una foto ricordo con lei.

Ecco alcuni esempi:

Portandoci dietro la nostra piccola “star” siamo anche andati a visitare il vilaggio galleggiante poco distante da Siem Reap; e’ una comunita’ di pescatori di origine Vietnamita (non parlano Cambogiano) che vive su case galleggianti e si sposta al cambiare delle stagioni seguendo il variare delle dimensioni del lago.

C’e’ anche la scuola:

E una chiesa (pare che siano cattolici):

Diciamo che anche qui, vedendo le condizioni in cui vive questa gente, dentro di noi abbiamo detto una preghierina di ringraziamento per essere nati nella nostra cara (e a volte bistrattata) Italia…

Oltre alla pesca, l’altra attivita’ che sta prendendo piede e’ l’allevamento di coccodrilli, venduti poi ai Thailandesi per fare scarpe e borse:

Peccato che l’hanno scorso, a causa dell’alluvione, una parte dei simpatici animaletti sia andata smarrita….

Riguardo ai mezzi di trasporto locali: qui imperversa il Tuk Tuk, un mezzo a tre ruote con motorino davanti e carrettino a due ruote dietro:

Anche se non sembrerebbe, su uno di questi ci stiamo tutti e 5, e per la verita’ e’ anche un modo piacevole di farsi trasportare in giro, soprattuto col fresco della sera…piu’ rilassante del taxi, con una visuale migliore e decisamente più economico! (Naturalmente sorvoliamo sul rischio di finire schiacciati da qualche grosso camion o ribaltati in un fosso alla prima curva presa con troppo sprint).

In Cambogia ci siamo anche trovati un po’ meglio con la cucina, meno piccante di quella Malese, ma piu’ orientata all’agrodolce…alcune cose non sono male, tipo questa zuppa di pollo servita in una noce di cocco:

Altre cose invece,… ecco…sono un po’ fuori dai nostri standard…io metto le foto, a voi scegliere il vostro piatto preferito:

Quello che posso garantirvi e’ che non sono bancarelle un po’ eccentriche, ma proprio il modo Cambogiano di fare uno snack…sul viale lungo il fiume di Phnom Phen ce ne sono a bizzeffe, e la gente in motorino si ferma, ne sgranocchia uno o due, compra il suo sacchettino e via! Per catturare i grilli hanno anche un sistema particolare: mettono dei teli di plastica inclinati con sopra delle luci blu che attirano i grilli, facendoli saltare sul telo di plastica e quindi scivolare in una vasca piena d’acqua che gli impedisce di scappare…non so come facciano per i ragni, ma non sono intenzionato a saperne di piu!!!

Buon appetito!


Cambogia – Parte 1: Templi, Templi, E Poi Ancora Templi

Eh si, neanche fossimo Indiana Jones (o Lara Croft, per i piu’ giovani) l’arrivo in Cambogia ci ha catapultati in mezzo a decine di templi immersi nella foresta, eredita’ della cultura Khmer che sta portando un po’ di turismo e di ricchezza a questo sfortunato paese.
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Diciamo che gia’ dall’arrivo all’aereoporto il paese si presenta un po’ strano: sull’aereo ci danno infatti ben due moduli da compilare, uno per l’immigrazione ed uno per la dogana, totale 10 moduli con i soliti dati (chi siete, dove andate, ….). Arrivati a Siem Reap un funzionario chiede a gran voce se qualcuno ha bisogno dei moduli per il visto…noi, sentendoci piu’ furbissimi, diciamo “no, no, li abbiamo gia’ compilati sull’aereo !”, e belli freschi andiamo al controllo passaporti. Qui un funzionario guarda il mio passaporto e con aria un po’ schifata dice “No Visa….”, dopodiche’ mi dirotta ad un bancone un po’ defilato dove, dopo aver compilato altri 5 moduli (totale: 15 moduli) e aver pagato un obolo di 20 dollari a testa (totale: 100 dollari), abbiamo accesso allo show: 12 funzionari – 12 che, uno dopo l’altro, si passano ognuno dei nostri 5 passaporti, li soppesano, timbrano, ci incollano sopra qualcosa e, alla fine del bancone lungo 15 metri, ce lo riconsegnano pronto per il controllo passaporti.

Ostacolo superato, ci portano al nostro hotel e possiamo incominciare le nostre avventure da esploratori di templi. Siem Reap (o meglio Angkor, il nome del sito archeologico) e’ un concentrato di centinaia di templi del 10 – 12 secolo; un po’ come se nei dintorni di Carate ci fossero i resti di 250 chiese antiche , tra cui alcune tra le piu’ belle e grandiose mai costruite. Cominciamo così dal tempio piu’ lontano ma con le decorazioni piu’ belle:

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Proseguiamo al ritmo di 5 o 6 templi al giorno, abituandoci pian piano al caldo, che quando appare il sole diventa rapidamente insopportabile, ai controllori di biglietti che appaiono all’improvviso, ai bambini che all’entrata di ogni tempio vendono 10 cartoline a un dollaro, contandole in 5 o 6 lingue per accattivarsi i turisti.

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Ogni tempio e’ simile agli altri ma ha qualcosa di particolare, ce ne sono di alti a 5 o 6 livelli, di forma piramidale, tipo il Bayon, pieno di sculture e di turisti che cercano di fare un foto “unica” mettendosi naso a naso con questi faccioni:

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Oppure altri che sono ad un livello solo ma molto lunghi, pieni di corridoi e camere il cui uso non ci e’ chiarissimo ma che danno un’idea della grandiosita’ che dovevano avere queste costruzioni all’epoca del loro massimo splendore.
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Negli ultimi giorni arriviamo al “clou”, ovveri il tempio di Angkor Wat, maestoso e circondato da un enorme fossato:

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E infine al Ta Prom, un luogo che sembra disegnato dalla fantasia di un bambino o dalla fervida immaginazione di un regista di film d’avventura (non per niente, come ci ripetono 3 o 4 volte, qui sono state girate alcune scene di Tomb Raider…)
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E’ pero’ un posto veramente strano, si perde di vista il lato religioso di queste costruzioni ed emerge invece prepotente lo scontro – incontro tra natura ed architetture artificiali, con la prima che sembra prendere il sopravvento e schiacciare le costruzioni sotto il peso di queste enormi radici…
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Spostandoci tra un tempio e l’altro incontriamo vari aspetti della Cambogia, dalla ragazza che prepara lo zucchero di palma (buono, ne abbiamo preso un vasetto ed e’ finito in 2 o 3 giorni…):
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ad altre che si fanno le treccine in attesa di lanciarsi a cercare di vendere qualcosa verso il prossimo turista:
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Ci sono poi le tipiche case cambogiane, costruite come palafitte perché qui siamo vicini ad un lago che nella stagione delle pioggie quadruplica la propria superficie e allaga un po’ tutto:
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Per adesso, un saluto dagli intrepidi esploratori, alla prossima puntata sulla Cambogia.

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P.S. Sto scrivendo questo posto dal 23esimo piano di un palazzi di Bangkok…non male il panorama !!


Malesia: Quanto Si Spende Per…

– Un pranzo o cena per 5 persone, ordinando una portata a testa, bevande (acqua, birra, coca, succhi di frutta fresca), qualche antipasto o dessert: 10 – 35 euro (va bè,  lasciamo perdere quella volta della salsiccia di pesce dove il tutto ci è costato 2.5 euro ! )
– Una birra da 33 cl: 2 euro, ma non tutti i ristoranti la servono, solo quelli meno musulmani e più “festaioli”
– Una maglietta: 3 euro, camicie e  pantaloni di più, e non abbiamo neanche trovato niente di decente…
– Una bottiglia d’acqua da un litro e mezzo: 50 centesimi nei piccoli shop, 1 euro nei bar e nei ristoranti, ma non aspettatevi acqua di fonte…tutta acqua purificata con doppia osmosi (che cosa vuol dire non saprei, però finora nessuno di noi ha avuto problemi…  )
– Una camera o bungalow con aria condizionata, vista mare – sul mare – praticamente in spiaggia: da 35 euro (a Tioman) a 50 euro (a Kuala Lumpur, vicino all’aeroporto, bella casa con piscina…)
– Noleggio di una bicicletta per un giorno: bici inutile, poche strade e troppe montagne , a Tioman
– Taxi per distanze brevi: 3-4 euro
– Trasporto in taxi per 5 persone più bagagli da Singapore a Malacca, circa tre ore e mezza di viaggio: 150 euro
– Riscio’ (bici a tre ruote super accessoriata, con cuori di fiori finti, luci multiple e odore del sudore del povero autista compreso nel prezzo): da 8 euro (giro corto)  a 12 euro (giro lungo)
– Una visita ad un tempio: 0 euro, nei templi cinesi e nelle moschee non si paga
– Assistere ad una danza tipica Malese: non siamo a conoscenza di danze tipiche malesi…
– Barca veloce per Tioman, solo andata: 11 euro a testa, e la barca mi è sembrata molto meglio di quella che ci ha portati alle Gili, e altrettanto veloce
– Barca velocissima (pure troppo, sbatteva sulle onde che era un piacere) che vi porta a fare snorkeling sui coralli per un’ oretta: 40 euro, per un giro di tutta la giornata 100 euro
– Massaggio a tutto il corpo più scrub, durata circa un’ ora e mezza, distesi sul lettino in spiaggia con vista tramonto sul mare e bevanda fresca: eh no, qui siamo in Malesia, le donne sono tutte velate e al massimo ti fanno il massaggio al piede!!
– Farsi scrivere una lettera dettando il testo: non so, non abbiamo chiesto, ma di sicuro questa professione è ancora praticata!

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E I Nuvoloni Ci Hanno Seguito

Anche questa volta due ore circa di traghetto ci hanno portati su un’ isola, Pulau Tioman. Stavolta il viaggio e’ andato liscio, nessuna crisi pre-post partenza….come al solito la piccola viaggiatrice si e’ fatta un’ oretta di sonno, si vede che il traghetto ha un effetto soporifero. Purtoppo i nuvoloni ci hanno seguito dalla costa, e per i primi due giorni il tempo e’ stato molto piovoso; poi per fortuna si e’ un po’ sistemato e siamo riusciti a goderci spiagge, mare e la fauna locale.

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Quest’isola e’ molto diversa dalle Gili; le dimensioni sono sempre ridotte (20 km x 11 km) ma, mentre le Gili sono praticamente piatte sul livello del mare e tutto e’ a portata di bicicletta, Tioman e’ una montagna che sbuca dal mare. Il picco piu’ alto supera di poco i mille metri, l’interno e’ una sorta di giungla con grandi alberi, felci enormi e qualche cascata, che abbiamo visitato con un tour in fuoristrada in un giorno in cui il sole si e’ fatto desiderare.

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Nello stesso giorno abbiamo anche visitato il Turtle Sanctuary, un centro di volontariato per la salvaguardia delle tartarughe marine; qui la minaccia principale viene dall’uomo, le uova di tartaruga vengono infatti rubate dalle spiagge per essere vendute e mangiate, costano un euro, e se pensate che un nido ne contiene centinaia, la tentazione è forte…In una vasca abbiamo anche incontrato Jo, una povera tartaruga cieca che per questo motivo non ha potuto essere liberata in mare, ma che è stata contentissima di farsi accarrezzare sulla schiena, faceva delle gran giravolte!

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C’è una sola strada sull’isola, che collega la costa ovest a quella est; tutti gli altri spostamenti devono essere fatti in barca, contrattando di volta in volta sul prezzo e, nel caso dei tour, sulle destinazioni. E così abbiamo fatto, facendo due belle escursioni in barca: la prima ad un’isoletta vicina, poco più di uno scoglio, ma circondata da coralli molto belli e molto colorati e da un’ infinità di pesci (abbiamo finalmente visto anche Nemo, qualcuno ci ha detto che si riescono a vedere anche gli squali, ma noi non li abbiamo visti….che sfortuna ;-)…), la seconda a Coral Island, vicino alla quale c’è un bellissimo posto per lo snorkeling (abbiamo incontrato di nuovo una tartaruga marina) e che ha una spiaggia bellissima, veramente bianca e solitaria (va be’, se non contate le 10 barche piene di turisti che fanno snorkeling con il giubbettino arancione e le moto d’acqua guidate da tizi che sembrano pirati della Malesia).

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A proposito di snorkeling, anche la piccola viaggatrice e’ ormai un’ esploratrice provetta: indossa il suo giubbettino salvagente rosa (quale altro colore, se no?), maschera e boccaglio, e via in acqua, alla ricerca di Nemo!! Solo il freddo la infastidisce, e di solito dopo 5 minuti siamo costretti a riportarla sulla barca (ma Nemo e’ stato avvistato, e questo e’ l’importante). Qui hanno anche l’abitudine di fare snorkeling completamente vestite e con il velo (le donne) e portandosi dietro dei sacchetti di pane per attirare i pesci (lo fanno tutti, non che ce ne sia bisogno, anzi…col pane diventano veramente troppi!! ). Peccato che poi lascino i sacchettini del pane in mare, mi verrebbe voglia di farli mangiare a loro…che rabbia!

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Riguardo invece al mangiare per umani, che ci stava creando qualche problemino, abbiamo trovato un paio di espedienti: nella spiaggia vicino alla nostra c’è un bar sulla spiaggia che fa una discreta pizza; il posto e’ molto bello, con sedie e tavolini sulla sabbia e ombreggiati da grandi alberi, ci siamo andati due volte anche se bisogna prendere un taxi e poi farsi una scalinata in mezzo alla giungla, perché il taxi non può arrivare al villaggio vicino, non c’è la strada… E poi abbiamo scoperto i “plain noodles”, cioè gli spaghetti di riso lessati ma senza nessuna salsa: basta chiedere un po’ di burro (il parmigiano quello no, non e’ ancora arrivato) ed ecco servita una discreta pasta in bianco, che fa da alternativa al riso bianco per la piccola viaggiatrice.

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Oggi lasciamo la Malesia per andare in Cambogia, a vedere i templi di Angkor Wat, un doppio volo aereo che ci porterà lontano dal mare per un po’…speriamo che la Cambogia sia accogliente come Indonesia e Malesia!


Malacca: Malesia O China(town) ?

Lasciata Bali, un volo low cost (ma con brioche e bicchiere d’acqua offerti a bordo, altro che Ryanair e Easyjet…) ci ha portati a Singapore, e da qui un autista chiaccherone ci ha portati a Malacca. News dall’autista chiaccherone: a Singapore un’ automobile che raggiunge i 10 anni di anzianità paga molte più tasse di un’ auto nuova, quindi se vedete uno che gira con un vecchio scassone è sicuramente uno molto ricco! Seconda news: visto che la benzina in Malesia costa circa un terzo che a Singapore, chi esce da Singapore in auto deve avere il serbatoio pieno per almeno 3/4, altrimenti multa! Un modo ingegnoso (o frustrante, dipende dai punti di vista…) per evitare il pendolarismo petrolifero.

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A Malacca siamo venuti perché….boh, non so bene neanch’io perché….forse solo per il nome, che fa tanto storia antica,  come Samarcanda, Timbuctu e Macao…forse solo perché c’è uno stretto che porta lo stesso nome. Di sicuro, dopo averla visitata, possiamo dire che è una città con una lunga storia alle spalle, colonizzata da portoghesi, olandesi e inglesi, ed un presente ancora da costruire (dal 2008 è un sito Unesco).

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Altrettanto sicuramente, a noi che non siamo mai stati in Cina è sembrata un’enclave cinese in terra malese: il cuore della città, la parte più vivace è infatti chinatown.  Qui il mercato notturno del fine settimana è un compendio di tutte le “cinesate” (si può dire? ) immaginabili, a partire dal primo incontro che abbiamo fatto, il dottor Ho Eng Hui che buca le noci di cocco con il solo dito indice, fino a della strana roba fritta al momento o a un liquido marrone venduto in busta di plastica con cannuccia. Cinesate che si ritrovano anche dentro i templi, per esempio due finti cavalli bianchi luminosi piazzati lì tra un altare e l’altro…

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Il resto della città è un po’ sonnolento, ma per fortuna a ravvivarlo ci pensano i risciò: super colorati, con luci notturne di vario genere e decorazioni che vanno da giganti scorpioni di plastica con barbie nelle chele a farfalloni o cuori enormi. I più lussuosi poi avevano casse musicali appese dietro, con musica a tutto volume.

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Una sorpresa è stata anche veder apparire dalle acque del fiume Malacca dei simpatici lucertoloni (e quando dico lucertoloni pensate a qualcosa vicino al metro e mezzo…) che stavano beati a riscaldarsi a pochi metri dal ponte che porta a chinatown….all’ inizio un po’ inquietanti, ma poi ci si fa l’abitudine!

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Il tempo non è stato male, un po’ nuvoloso, qualche goccia di pioggia e tanto sole, a volte troppo, tanto che rifugiarsi nel mega centro commerciale (dentro, però, ci sono sempre “cinesate”) è diventata la nostra abitudine delle ore più calde. Partiti da Malacca in autobus abbiamo raggiunto Mersing, un viaggio di 4 ore verso la costa orientale. Qui ci accolgono tanti nuvoloni e una Malesia più musulmana di quella appena lasciata; le donne sono praticamente tutte velate, e la moschea è bene in evidenza nella parte alta della città, mentre a Malacca sembrava quasi essere in secondo piano rispetto ai tanti templi cinesi.

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A Mersing siamo stati due giorni, un po’ piovosi, anche se la pioggia ci ha fatto fare un incontro interessante…uno scroscio improvviso ci ha infatti obbligati a trovare rifugio in un “ristorante” locale (leggi “tettoia a bordo strada con tavoli e sedie di plastica”), dove la piccola viaggiatrice ha ricevuto tanti complimenti, baci e carezze dalle nonne locali e una giovane cameriera curiosa di noi (è perfino andata a casa a prendere lo smartphone per fare qualche foto in compagnia delle bambine) ha cercato di iniziarci alla cucina locale con vari assaggi di frittura, tra cui qualcosa di mooooolto sospetto che abbiamo creduto essere iguana (o un rettile di altro genere..) salvo poi scoprire che era una “normale” salsiccia di pesce fritta (non male, comunque….).

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Ah, a proposito di cose strane da mangiare, a Malacca una sera siamo andati a mangiare pesce alla griglia nella zona portoghese…tutto molto buono, tutto normale, tranne che in uno dei baracchini grigliavano qualcosa di strano:

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Pare che sia un animale marino chiamato Limulo, della stessa famiglia dei ragni e degli scorpioni….questo non l’abbiamo assaggiato !!!!

Adesso siamo in barca diretti verso Pulau Tioman, la prima isola malese su cui staremo…speriamo di avere lasciato i nuvoloni al porto, visto che invece pare che di lucertoloni ce ne siano parecchi anche là!!


Bali Bye Bye: E Il Primo Mese Se N’E’ Andato…

Ieri abbiamo salutato anche Bali, gia’ con un poco di nostalgia ma anche con la voglia di andare a scoprire qualcosa di nuovo (perlomeno da parte di Papa’ Sognatore !!).

Gli ultimi 10 giorni sono stati di relativa tranquillita’, abbiamo fatto solo una giornata in giro con un tour per esplorare la parte nord dell’isola, per il resto le giornate sono state dedicate al relax (soprattutto al nord, a Lovina, dove relax e massaggi in spiaggia sembrano essere l’attivita’ principale) e alle spiagge da surfisti (a sud, nella penisola di Bukit). Direi che le attivita’ piu’ faticose sono state le levatacce per vedere i delfini (bello, anche se l’atmosfera era un po’ da autoscontro tra le barche di turisti…) e quelle per vedere le finali degli europei di calcio (a Bali tutti ti parlano di calcio, ci sono bandiere europee ovunque e appena dici che sei italiano scatta subito la discussione su Pirlo e Balotelli, “Italy very strong team! “.

La nostra guest house di Lovina era vicina ad un villaggio di pescatori; una mattina siamo andati a farci una passeggiata, nonostante il turismo (anche di lusso) sia a pochi metri di distanza, le condizioni di vita di questa gente sono ancora molto povere, con gli animali a due passi (e a volte neanche quelli…) dalla casa. Il ritorno delle barche da pesca al mattino e’ ancora atteso con ansia, e si impara a capire se sono cariche di pesce o meno dai bambini che aspettano sulla spiaggia (quando la pesca e’ andata bene) o che stanno in casa, quando sanno che non ci sara’ niente da vedere.

Mentre il nord di Bali e’ descritto come “l’altra Bali”, quella piu’ tranquilla e lontana dalle boutique griffate della zona di Kuta (anche geograficamente si trova al di la’ di due vulcani, e la strada per andare da nord a sud in alcuni punti ha poco da invidiare allo Stelvio…), la penisola all’estremo sud e’ il regno dei surfisti. Anche il nostro hotel (Casa Asia, gestito da italiani) era pieno di surfisti, perfino una coppia anglo-francese che tutti i pomeriggi lasciava la bimba di 9 mesi alla tata balinese e andava a surfare tranquilla per 3 o 4 ore….cose da far rabbrividire una brava mamma italiana!!

Qualche volta ci siamo sentiti un po’ fuori posto in mezzo a tutti questi baldi giovani (il mio fisico da surfista risale a circa vent’anni fa…), ma devo dire che queste spiagge, anche se un po’ particolari e non proprio adatte alle famigliole con bambini, hanno un loro fascino, arricchito anche dalla passione di tutti i ragazzi che si alzano secondo gli orari delle maree per avere le onde migliori…e poi starli a guardare ha un che di ipnotico, anche se fanno tutti piu’ o meno la stessa cosa ti ci perdi per delle mezz’ore…

Ed ecco, a grande richiesta, le 5 cose indimenticabili di Bali e delle isole Gili:

1 – Snorkeling tra i pesci e le tartarughe marine
2 – I templi sparsi ovunque e le offerte ripetute mattina e sera, ogni giorno, simboli della grande spiritualita’ di questo popolo
3 – La gente, sempre sorridente e cortese, anche davanti ad un “No, thank you” quando vuole venderti qualcosa (praticamente sempre….)
4 – Le danze Kecak e Barong, emozionati, con tutti i loro costumi ed i loro suoni particolari anche se a volte un po’ troppo “turisticizzate”
5 – Le scimmie sparse un po’ ovunque, sempre simpatiche ma anche dispettose….attenti agli occhiali da sole !