Una famiglia…tanta curiosità…un sogno….Il Mondo !

Papà Sognatore

Turchia: Quanto Si Spende Per…

– Un pranzo o cena per 5 persone, ordinando una portata a testa, bevande (acqua, birra o vino, te freddo), qualche antipasto o dessert: 15 – 55 euro (in un simil “fast food” abbiamo in realtà speso 12 euro, ma il tizio era simpatico e con la mancia siamo arrivati a 15)
– Una birra da 33 cl: 1,5 euro, ma non tutti i ristoranti la servono, solo quelli che hanno la licenza apposita
– Una maglietta: 3 euro, jeans di marca 15 euro, diciamo che all’outlet ho dovuto cercare di ripartire il piu’ in fretta possibile per evitare di trovarci con chili e chili di vestiti in piu’ da infilare in valigia
– Una bottiglia d’acqua da un litro e mezzo: prezzo mooooolto variabile, da 50 centesimi al negozietto “turco turco” a 2 euro agli shop dei musei
– Una camera con aria condizionata, colazione turca compresa: da 16 euro (a Fethiye) a 35 euro (Olympos, in una affascinante Country House)
– Taxi per distanze brevi: non abbiamo usato taxi
– Una visita ad un museo / sito archeologico: poco, molto poco, da 80 centesimi a 9 euro (Efeso), io credevo di aver fatto un affare con i 50 euro a testa della carta che ci dava accesso a tutti i siti e musei della Turchia per quindici giorni, in realtà se avessimo comprato i singoli biglietti avremmo speso solo 7/8 euro in piu’ (ma così abbiamo anche saltato qualche fila)
– Taxi boat che ti porta alla spiaggia dell’isola delle farfalle e ti viene a riprendere a chiamata: 45 euro, prezzo di favore contrattato per me dal mio amivo Ali che ci ha accalappiati appena scesi dalla macchina
– Massaggio a tutto il corpo più scrub: purtroppo la visita ad un Hammam non era in programma, e poi dicono che i massaggi turchi sono “robusti” e poco rilassanti…
– Assoldare 3 vecchiette per farsi accompagnare a delle introvabili rovine: gratis, ma poi ti tocca spendere 15 euro in oggettini che non avresti mai comprato, uno per vecchietta:

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Altre Rovine, Efeso E Notizie Varie

Lasciata Bodrum, il suo castello chiuso, il traffico “Napoli style” (rispetto dei semafori e delle precedenze improvvisamente diventati un optional) e il tarocco eletto a sistema (nel senso che qui a venderti borse di Gucci, Rolex e altri beni “di marca” non sono i poveracci extracomunitari col loro lenzuolo per scappare veloce, ma i negozi della via pedonale con tanto di interni eleganti e aria condizionata), ci siamo diretti a Eraclea al Latmo, dipinta da una delle nostre due guide (la Routard, già caduta in disgrazia per il consiglio di visitare Knidos) come un idilliaco villaggio in riva al lago Bafa, con tanto di rovine dell’antica città tra le case e fenicotteri di passaggio nel lago. Bene: di fenicotteri neanche l’ombra, le rovine le abbiamo trovate solo con l’aiuto di tre “graziose” contadine da cui ci siamo fatti accalappiare (le tre tizie che ci guidavano in strade sempre piu’ strette gridando “Otopark, otopark” sono state uno dei momenti piu’ esilaranti della vacanza) e che naturalmente hanno poi riscosso la loro prebenda vendendoci oggettini tipici a prezzo esorbitante.

Belle rovine le abbiamo trovate invece a Didime (il tempio di Apollo regala veramente un’impressione di potenza, di grandezza, con le sue enormi colonne decorate) e a Mileto (grande teatro greco con le gallerie ancora percorribili).

La giornata ci ha portato infine a Selcuk, per noi città delle cicogne, presenti un po’ ovunque. Qui, anche se l’Ephesus Palace hotel si è rivelato un po’ meno “palace” del previsto, abbiamo apprezzato il poter disfare le valigie per un paio di giorni.

Selcuk è stata la base per le visite dei giorni successivi: Priene (unica parte memorabile direi il teatro con i 5 troni), il parco nazionale Dilek (qui ci aspettavamo delle calette con un bel mare in cui tuffarsi, invece spiagge normali, mare piatto come una tavola e vagamente “oleoso”) e soprattutto Efeso, lasciata come dulcis in fundo.

E dulcis in fundo è stato: Efeso è l’unica tra le rovine visitate che dà l’impressione di essere ancora una città, ci sono i due viali principali ben conservati, la splendida biblioteca ed è facile farsi comparire davanti agli occhi come poteva essere nel suo massimo splendore, con fontane monumentali sparse ovunque e statue a decorare ogni edificio. Da ultimo ci hanno impressionato i resti delle case patrizie, alcune delle quali hanno ancora i rivestimenti di marmo alle pareti e i mosaici integri sui pavimenti.

Il road trip si è poi chiuso con il ritorno a Izmir e una cena ad un caffè francese, tanto per anticipare di un giorno il ritorno alla cucina occidentale (quella turca è buona, ma forse non molto varia).

Notizie sparse:

– A Izmir alcuni semafori sono “a portale”, cioè oltre alle classiche luci rotonde c’è tutta una struttura con luci a led che diventano dello stesso colore del semaforo: bello e efficace.

– In alcuni ristoranti, all’uscita ti vogliono versare sulle mani un liquido profumato, forse anche disinfettante: usanza che alcuni Cinquenelmondo gradiscono, io la trovo troppo profumata e disgustosamente chimica

– Abbiamo assaggiato il gelato turco, abbastanza buono, ma ha una consistenza un po’ gommosa, elastica, pare che sia dovuto al fatto che contiene della carruba…sarà vero ?

I miei highlights del viaggio ? Pamukkale, Efeso, Afrodisia e valle delle farfalle sono le tappe che consiglierei a chi volesse spendere qualche giorno in questa zona della Turchia.

 


Mare, Colazione Turca E Altre Notizie

Quando questa vacanza è stata organizzata si pensava ad una vacanza primaverile, un po’ calda, un po’ fredda, magari con una bella giornata da godersi con un pic nic in riva al mare, ma per il resto clima temperato, tanto che alla ricorrente domanda “cosa metto in valigia ?” Papà Sognatore rispondeva “vestiti a cipolla, a strati, e metti un costume che non si sa mai, c’è l’acqua termale…”.

Il sud della Turchia invece ci ha sorpresi: belle giornate e temperature sopra i 25 gradi, tanto che tra una rovina e l’altra siamo già stati tre volte in spiaggia e il road trip ha preso il ritmo di una bella vacanza estiva.

In questi giorni ci sono state le rovine di Arykanda (isolate in una valle pittoresca, a me sono piaciute):

una buona cenetta a Kas (bella cittadina di mare, consigliata da amici), la spiaggia di Patara (quella di Cleopatra, rovine deludenti ma primo bagno di sole):

una ancora migliore cena tipica turca a Fethiye con successiva giornata in barca alla spiaggia della valle delle farfalle (e relativa cascata) ed alla laguna blu.

Poi invece siamo andati un po’ in calando, Datca pur essendo piacevole non è stata all’altezza delle attese mentre le rovine di Knidos sono state una perdita di tempo (chiuse per lavori, e viste da fuori sono sembrate misere misere)

In più non abbiamo potuto prendere il traghetto per Bodrum (ehm, qui Papà  Sognatore ha un attimo sbagliato la pianificazione per beccare il traghetto in bassa stagione), e quindi ci siamo sparati 300 km in più, per poi scoprire la mattina dopo che il castello di Bodrum era chiuso per lavori !

Ma veniamo alla colazione turca: per alcuni (uno in particolare) momento più atteso della giornata, per altri incubo culinario da cui riuscire ad estrarre qualcosa di commestibile. Di sicuro tutti i posti dove abbiamo dormito (hotel, guest house e pensioni) sono molto coerenti: olive, pomodori, cetrioli, formaggi, miele, uovo sodo, wurstel turco, pane, marmellate e chai (the) in abbondanza non sono mai mancati. Per fortuna ogni tanto ci sono delle variazioni sul tema: gozleme (le piadine locali), biscotti, tortine, uovo fritto e, per fortuna, cereali al cioccolato, latte caldo e Nutella hanno fatto la loro comparsa ogni tanto, salvando alcuni di noi da una dieta forzata, mentre altri (sempre quello di prima) fanno regolarmente il secondo o anche il terzo giro. Missing in action: lo yogurt, che qui viene utilizzato come accompagnamento della cena (ed è buonissimo), ma a colazione non fa la sua comparsa.

Notizie sparse:

– per qualche notte abbiamo dormito senza lenzuolo: c’è quello sotto, naturalmente, ma sopra o c’è il piumino (al nord, che era più freschetto) oppure si sta direttamente con una copertina leggera, purtroppo non molto piacevole per noi raffinati occidentali

– in giro ci sono moltissimi cani randagi (una sera abbiamo rischiato di investirne uno), ci hanno raccontato che le autorità locali li catturano e sterilizzano (hanno tutti il chip all’orecchio), non sembrano pericolosi. Ogni tanto però fanno delle retate e ne uccidono a migliaia: tristezza 😦

– le strade del sud non sono certo noiose: tutte a doppia corsia, ci trovi curve secche a U, pendenze oltre il 10%, mezzi agricoli (anche contromano), ogni tanto un cartonato di una pattuglia della Trafik Polisi con tanto di lampeggiatore acceso alimentato da pannello solare e ogni 50-60 km un bel posto di blocco della Jandarma (Polizia), con restringimento ad una corsia ed esame con sguardo minaccioso del gendarme di turno.

– in aggiunta a tutti questi posti di blocco, telecamere su tutte le strade (direi un portale ogni 10 km sulle statali), ed abbiamo anche avuto l’impressione che l’omino del benzinaio prima di fare rifornimento legga la targa e la inserisca con un tastierino per mandarla a chissà chi…insomma si percepisce che l’apparente ordine dellà società Turca, che sembra in effetti ispirata ad una tranquilla convivenza tra islamici moderati e più ortodossi (vedi ad esempio le ragazze e donne velate tranquillamente a fianco di quelle con tacchi e gonna), nasconda invece una tensione tenuta sotto controllo da uno stato molto orwelliano.

Al momento siamo a Selcuk per 3 notti consecutive, e finalmente non si rifanno le valigie tutte le mattine !


1000 Chilometri: Cose Strane, Posti Meravigliosi e Riflessioni

Quattro giorni sono passati, 1000 chilometri sono già alle nostre spalle e dalla Turchia arrivano buone notizie.

La prima è che la macchina è abbastanza comoda (una Fiat Linea, invendibile in Italia per la sua bruttezza ma onesto mezzo da viaggio), la seconda è che la compagnia è ancora piacevole: nessun litigio, niente cuffiette nelle orecchie per ore e ore, niente “tra quanto arriviamo” a ripetizione, ma anzi una piacevole partecipazione attiva alle chiacchere da viaggio. Certo, ogni tanto dal sedile posteriore si sente parlare di statistica avanzata o diritto di internet, ma è il prezzo da pagare se si portano in viaggio on the road degli studenti universitari ad anno accademico in corso.

Veniamo alle cose strane: abbiamo percorso molti km su strade con limite a 82 km/h, non uno di più e non uno di meno, e mi ha fatto molto ridere pensare a quale approfondito studio ministeriale possa aver partorito un limite tanto preciso (gli altri limiti sono 50, 70, 90, 120, roba normale, insomma).

Stranezza più seria, il primo giorno mentre giravamo per le vie di Bergama in cerca di uno snack veloce vediamo un furgoncino che vende frittelle: ottimo, piacciono a tutti, mi metto in fila, ma quasi subito noto che nessuno paga, non girano soldi, il tizio riempie il sacchetto e l’avventore se ne va, senza neanche ringraziare più di tanto. Inizio a pensare che sia una specie di mensa ambulante per i poveri (di frittelle ? e che ne so io, sono Turchi…), per cui mi sento fuori posto ed esco dalla fila. Giriamo altrove per un quarto d’ora, altri snack non se ne trovano, sembra tutto chiuso, e alla fine, convinto dalla vista di famigliole turche che mangiano frittelle a quattro palmenti e dalle proteste della mia famigliola, mi rimetto in fila, mi faccio dare un sacchetto di frittelle e provo ad allungare una banconota al tizio, che però non ne vuole sapere e mi manda via, con la pancia un po’ più piena e qualche senso di colpa in più (avrò rubato del cibo ai poveri ?).  Potrebbe essere una cosa legata al pilastro dell’islam che professa la carità, ma nessuno spiccicava una parola di inglese, per cui mistero irrisolto.

E la Turchia che abbiamo visto ? Finora solo posti dal bello al meraviglioso:

Pergamo, con le sue rovine piazzate in cima ad una collina che domina la valle, il tempio di Traiano e la stupenda vista che si ha dal teatro greco.

Afrodisia, antica città piazzata in un luogo idilliaco, con alcuni monumenti conservati in maniera sorprendente ed un impressionante stadio.

Pamukkale, un luogo unico, da solo merita la fatica del viaggio (dico davvero, se non ci siete mai stati fateci un pensiero). Ha aiutato molto la giornata splendida, cielo terso e 25 gradi, le montagne innevate a fare da sfondo, ed anche il fatto che abbiamo percorso il sentiero che sale di fianco alle vasche la mattina verso le 9, con una percentuale di turisti orientali ancora fisiologica (quando sono in massa sono veramente caciaroni, peggio di noi italiani). Purtroppo abbiamo avuto l’impressione che la siccità abbia colpito anche qui, parte delle vasche sono asciutte, l’impressione è che convoglino l’acqua residua sulla parte più “turistica”, mentre il resto è abbandonato in maniera un pò desolante.

Non è comunque mancato chi, dopo le fatiche della visita a Hierapolis, la città romana che sovrasta le meravigliose vasche, ha voluto farsi un bel bagno termale, e lì (visto che si paga) di acqua ce n’è in abbondanza.

Discorso a parte merita invece Chimera, la montagna dei “fuochi fatui” (fiamme che escono dalla roccia).

[Spoiler: seguono riflessioni tipo “anziano che si lamenta dei tempi moderni”, per cui se non siete in vena saltate pure]

Ci eravamo già stati 8 anni fa, ci siamo tornati perchè allora la piccola folletta aveva solo 3 anni e si era addormentata come un salame, per cui ci faceva piacere farle vedere questa meraviglia per la prima volta. Il posto però è cambiato, siamo saliti di notte come allora, ma oggi la fiamme naturali (sempre affascinanti) sono circondate da gruppi di giovani e meno giovani che le usano per farci i marshmallow o gli spiedini, e via con selfie e foto a non finire, poco importa se così facendo impediscono a chi arriva dopo di vedere la stessa meraviglia che loro si stanno godendo (la nostra folletta si è poi avvicinata quasi chiedendo scusa per il disturbo, e solo allora si sono spostati per lasciare un po’ di spazio anche a lei).

Ed ecco le due riflessioni “da vecchio” che mi sono venute: la prima è che non bisognerebbe tornare in un posto che ci è molto piaciuto, è difficile che si provino le stesse sensazioni (l’emozione della prima volta, vedere qualcosa che i nostri occhi non hanno mai visto) ed è invece probabile che il luogo sia cambiato (o che sia cambiata la gente che lo anima) allontanandosi dal nostro ricordo e creando una discrepanza che lascia sempre qualche crepa nei ricordi e un po’ di amaro in bocca. Non dico che bisogna smettere di andare in giro, chi va oggi per la prima volta alle Chimere rimarrà comunque affascinato dalle fiamme e magari questa cosa dei marshmallow gli sembrerà una figata pazzesca, ma quello sarà il ricordo della “sua” prima volta, il mio ricordo preferivo conservarmelo in versione originale.

La seconda: è mai possibile che in qualche anno si sia completamente perso il rispetto per gli altri ? Magari quella degli spiedini sarà anche una moda passeggera, ma qualche anno fa la gente osservava le fiamme, faceva le sue foto ed i suoi video e poi si spostava per dare modo a chi seguiva di fare lo stesso, come è naturale che sia, mentre oggi a questi sembrava normale accamparsi intorno alle fiamme, un po’ come se uno si piazzasse con un bel paravento davanti alla Gioconda e chi se ne frega se gli altri non la vedono. Non so, forse un po’ tutti siamo super social a parole (quando si tratta di espandere il nostro ego via Whatsapp, Facebook, Instagram, Twitter o postando in un blog ;-)) e un po’ meno social (nel senso di attenzione verso gli altri) nella vita reale, quella che prevede anche il rispetto come una delle prime regole di socializzazione.

[Fine Spoiler – da qui si ricomincia a parlare di Turchia]

Ora, dopo una gita ad Olympos, che invece sembra ancora il rifugio dei “nuovi hyppie”, siamo a Kas, solare cittadina sul Meditteraneo: vediamo se nei prossimi giorni ci riesce di mettere assieme un’abbronzatura decente !

“Gule Gule” dalla Turchia del sud

 


 


Turchia “On The Road”

Ed eccoci qua, i CinqueNelMondo sono tornati !

I piu’ pensavano che ormai le avventure da famiglia in viaggio fossero finite: i figli maggiorenni fanno vacanze per conto loro (come è giusto che sia), trovare date condivise è peggio che trovare una sala riunioni libera al lavoro, e quindi ormai ci si era un po’ rassegnati alla “famigliola classica”, 2 genitori ed una piccola principessa, anche lei ormai quasi adoloescente.

Ed invece….

Ed invece Papà Sognatore, che aveva già fatto il budget e prenotato voli aerei, noleggio auto e qualche albergo per la “famigliola classica”, buttando li’ a cena una domanda piu’ di prassi che di sostanza (noi a Pasqua andiamo in Turchia, voi cosa fate ?) si è trovato davanti alla risposta inaspettata: “Veniamo anche noi !”.

E dopo un attimo di incertezza (“Ma come ? E l’università ? Le lezioni, gli esami…”), gli è toccato prenotare nuovi voli aerei, una macchina piu’ grande, nuove stanze d’albergo.

Si parte quindi alla scoperta della Turchia storica (Efeso, Pergamo, Aphrodisia) e di qualche meraviglia naturale (Pamukkale e il “castello di cotone”, Cirali con i suoi “fuochi fatui”), con la speranza di ritrovare il piacere di stare tutti assieme anche ora che in famiglia ci sono piu’ adulti che bambini !

Per i piu’ curiosi, l’itinerario in auto di circa 1.600 Km:

Itinerario Turchia Storica


Canada: Vancouver Island E Vancouver

Avevo deciso di dividere i 10 giorni di soggiorno in Canada in due parti, 5 giorni a Vancouver Island, più selvaggia e “da esplorare”, e 5 giorni a Vancouver, più cittadina e “rilassante”. È successo che a Vancouver Island siamo stati presi da una sorta di pigrizia, per cui di esplorazione ce n’è stata ben poca…i primi giorni abbiamo visitato Victoria, la città principale, un bel centro cittadino ricco di colori e di spettacoli (anche perchè siamo arrivati di Domenica):

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Essendo una città di mare piuttosto isolata non mancano le particolarità, come l’aeroporto per soli idrovolanti, i taxi acquatici e le “solite” case gallegianti:

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Poi siamo andati fino a Nanaimo, la seconda città dell’isola, un po’ deludente ma ravvivata da una simpatica coppia di foche (madre e piccolo) e dai pescatori di granchi che cercano di mettere insieme la cena (tutti rigorosamente dotati di misuratore di granchio, più piccoli di una certa misura non si possono pescare e vanno ributtati in mare):

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Finalmente e’ poi arrivato l’evento clou, l’incontro con le balene ! A dire la verità pensavamo che avremmo molto probabilmente visto le orche, tipiche di questa zona, invece ci ha sorpreso vedere una megattera, tutta presa dal suo pasto…è stato emozionante vederla e sentirla salire a fare i suoi 5 respiri e poi scendere verso il fondo con un potente colpo di coda in ceca di cibo…peccato sia durato poco.

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Ci siamo poi “traghettati” a Vancouver, simpatica città da cui però mi aspettavo di meglio, più verde, più piste ciclabili e meno accattoni e senza casa…sembrava quasi di essere negli USA !

Certo, Stanley Park è un bel polmone verde e non ci siamo fatti mancare un bella biciclettata con pic nic:

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Però il resto della città ha un pò deluso, anche se ha alcuni punti caratteristici come l’orologio a vapore e tutta la zona sul lungomare, bella soprattutto con il buio:

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Ultimo pomeriggio a Capilano Bridge, il ponte sospeso più lungo e alto del mondo, ma si sa…gli americani sono secondi solo ai francesi in quanto a grandeur:

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Prossima tappa: Seattle ! (e poi a casa !)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Hawaii E Relax – Parte 2: Maui

Diciamo subito che Maui non ci ha fatto una grande impressione, non ha la bellezza delle spiagge che ci sono piaciute a Oahu, e’ molto meno “giardino” di Kauai e non è “a la page” come Waikiki (anche se una gallerista d’arte ci ha detto che ad oggi le capitali artistiche del mondo sono New York, Londra, Parigi e Lahaina, qui a Maui…mah…). Qui e’ declinato alla massima potenza il concetto di turismo made in USA: resort e campi da golf ovunque, in certi punti e’ piu’ facile trovare un attraversamento per golf cart che un accesso alla spiaggia ! Per fortuna c’e’ una benedetta legge che obbliga i resort a lasciare un passaggio pubblico, basta trovarlo ed il gioco e’ fatto:

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Se le spiagge non ci hanno entusiasmato abbiamo invece apprezzato i tramonti sull’oceano, finalmente visibili dopo le nuvole quotidiane di Kauai:

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Altra carta vincente di Maui è il suo vulcano più grande, l’Haleakala, che occupa una metà dell’isola riuscendo nell’impresa di mantenerla un  po’ selvaggia. L’abbiamo esplorato in due modi: prima percorrendo la famosa strada per Hana (anche se gli americani, che mettono tanta enfasi su quanto sia difficile questa strada, dovrebbero farsi un po’ le ossa su alcune strade della Sardegna o banalmente sulla strada per Morsiano…) che ne cironda la base del versante est, quello umido, ricco di foreste e di infinite cascatelle, molto pittoresche ma alla lunga un po’ noiose:

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Il giorno dopo invece salendo fino alla sua vetta, poco sopra i 3.000 metri, che per fortuna buca il tappeto di nuvole che circonda sempre la cima del vulcano aprendo la vista su uno scenario “paradisiaco”, che di solito riusciamo a vedere solo a piccoli pezzi dal finestrino di un aereo mentre qui possiamo contemplare a 360 gradi con i piedi ben piantati per terra:

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Molto particolare anche il Silver Sword, pianta che vive solo qui e fiorisce una volta sola nella sua vita:

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E alla fine l’ultimo tramonto a Maui con cui salutiamo le Hawaii e gli USA, prossima tappa il Canada.

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