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Altre Rovine, Efeso E Notizie Varie

Lasciata Bodrum, il suo castello chiuso, il traffico “Napoli style” (rispetto dei semafori e delle precedenze improvvisamente diventati un optional) e il tarocco eletto a sistema (nel senso che qui a venderti borse di Gucci, Rolex e altri beni “di marca” non sono i poveracci extracomunitari col loro lenzuolo per scappare veloce, ma i negozi della via pedonale con tanto di interni eleganti e aria condizionata), ci siamo diretti a Eraclea al Latmo, dipinta da una delle nostre due guide (la Routard, già caduta in disgrazia per il consiglio di visitare Knidos) come un idilliaco villaggio in riva al lago Bafa, con tanto di rovine dell’antica città tra le case e fenicotteri di passaggio nel lago. Bene: di fenicotteri neanche l’ombra, le rovine le abbiamo trovate solo con l’aiuto di tre “graziose” contadine da cui ci siamo fatti accalappiare (le tre tizie che ci guidavano in strade sempre piu’ strette gridando “Otopark, otopark” sono state uno dei momenti piu’ esilaranti della vacanza) e che naturalmente hanno poi riscosso la loro prebenda vendendoci oggettini tipici a prezzo esorbitante.

Belle rovine le abbiamo trovate invece a Didime (il tempio di Apollo regala veramente un’impressione di potenza, di grandezza, con le sue enormi colonne decorate) e a Mileto (grande teatro greco con le gallerie ancora percorribili).

La giornata ci ha portato infine a Selcuk, per noi città delle cicogne, presenti un po’ ovunque. Qui, anche se l’Ephesus Palace hotel si è rivelato un po’ meno “palace” del previsto, abbiamo apprezzato il poter disfare le valigie per un paio di giorni.

Selcuk è stata la base per le visite dei giorni successivi: Priene (unica parte memorabile direi il teatro con i 5 troni), il parco nazionale Dilek (qui ci aspettavamo delle calette con un bel mare in cui tuffarsi, invece spiagge normali, mare piatto come una tavola e vagamente “oleoso”) e soprattutto Efeso, lasciata come dulcis in fundo.

E dulcis in fundo è stato: Efeso è l’unica tra le rovine visitate che dà l’impressione di essere ancora una città, ci sono i due viali principali ben conservati, la splendida biblioteca ed è facile farsi comparire davanti agli occhi come poteva essere nel suo massimo splendore, con fontane monumentali sparse ovunque e statue a decorare ogni edificio. Da ultimo ci hanno impressionato i resti delle case patrizie, alcune delle quali hanno ancora i rivestimenti di marmo alle pareti e i mosaici integri sui pavimenti.

Il road trip si è poi chiuso con il ritorno a Izmir e una cena ad un caffè francese, tanto per anticipare di un giorno il ritorno alla cucina occidentale (quella turca è buona, ma forse non molto varia).

Notizie sparse:

– A Izmir alcuni semafori sono “a portale”, cioè oltre alle classiche luci rotonde c’è tutta una struttura con luci a led che diventano dello stesso colore del semaforo: bello e efficace.

– In alcuni ristoranti, all’uscita ti vogliono versare sulle mani un liquido profumato, forse anche disinfettante: usanza che alcuni Cinquenelmondo gradiscono, io la trovo troppo profumata e disgustosamente chimica

– Abbiamo assaggiato il gelato turco, abbastanza buono, ma ha una consistenza un po’ gommosa, elastica, pare che sia dovuto al fatto che contiene della carruba…sarà vero ?

I miei highlights del viaggio ? Pamukkale, Efeso, Afrodisia e valle delle farfalle sono le tappe che consiglierei a chi volesse spendere qualche giorno in questa zona della Turchia.

 

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