Una famiglia…tanta curiosità…un sogno….Il Mondo !

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Canada: Vancouver Island E Vancouver

Avevo deciso di dividere i 10 giorni di soggiorno in Canada in due parti, 5 giorni a Vancouver Island, più selvaggia e “da esplorare”, e 5 giorni a Vancouver, più cittadina e “rilassante”. È successo che a Vancouver Island siamo stati presi da una sorta di pigrizia, per cui di esplorazione ce n’è stata ben poca…i primi giorni abbiamo visitato Victoria, la città principale, un bel centro cittadino ricco di colori e di spettacoli (anche perchè siamo arrivati di Domenica):

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Essendo una città di mare piuttosto isolata non mancano le particolarità, come l’aeroporto per soli idrovolanti, i taxi acquatici e le “solite” case gallegianti:

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Poi siamo andati fino a Nanaimo, la seconda città dell’isola, un po’ deludente ma ravvivata da una simpatica coppia di foche (madre e piccolo) e dai pescatori di granchi che cercano di mettere insieme la cena (tutti rigorosamente dotati di misuratore di granchio, più piccoli di una certa misura non si possono pescare e vanno ributtati in mare):

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Finalmente e’ poi arrivato l’evento clou, l’incontro con le balene ! A dire la verità pensavamo che avremmo molto probabilmente visto le orche, tipiche di questa zona, invece ci ha sorpreso vedere una megattera, tutta presa dal suo pasto…è stato emozionante vederla e sentirla salire a fare i suoi 5 respiri e poi scendere verso il fondo con un potente colpo di coda in ceca di cibo…peccato sia durato poco.

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Ci siamo poi “traghettati” a Vancouver, simpatica città da cui però mi aspettavo di meglio, più verde, più piste ciclabili e meno accattoni e senza casa…sembrava quasi di essere negli USA !

Certo, Stanley Park è un bel polmone verde e non ci siamo fatti mancare un bella biciclettata con pic nic:

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Però il resto della città ha un pò deluso, anche se ha alcuni punti caratteristici come l’orologio a vapore e tutta la zona sul lungomare, bella soprattutto con il buio:

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Ultimo pomeriggio a Capilano Bridge, il ponte sospeso più lungo e alto del mondo, ma si sa…gli americani sono secondi solo ai francesi in quanto a grandeur:

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Prossima tappa: Seattle ! (e poi a casa !)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Hawaii E Relax – Parte 2: Maui

Diciamo subito che Maui non ci ha fatto una grande impressione, non ha la bellezza delle spiagge che ci sono piaciute a Oahu, e’ molto meno “giardino” di Kauai e non è “a la page” come Waikiki (anche se una gallerista d’arte ci ha detto che ad oggi le capitali artistiche del mondo sono New York, Londra, Parigi e Lahaina, qui a Maui…mah…). Qui e’ declinato alla massima potenza il concetto di turismo made in USA: resort e campi da golf ovunque, in certi punti e’ piu’ facile trovare un attraversamento per golf cart che un accesso alla spiaggia ! Per fortuna c’e’ una benedetta legge che obbliga i resort a lasciare un passaggio pubblico, basta trovarlo ed il gioco e’ fatto:

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Se le spiagge non ci hanno entusiasmato abbiamo invece apprezzato i tramonti sull’oceano, finalmente visibili dopo le nuvole quotidiane di Kauai:

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Altra carta vincente di Maui è il suo vulcano più grande, l’Haleakala, che occupa una metà dell’isola riuscendo nell’impresa di mantenerla un  po’ selvaggia. L’abbiamo esplorato in due modi: prima percorrendo la famosa strada per Hana (anche se gli americani, che mettono tanta enfasi su quanto sia difficile questa strada, dovrebbero farsi un po’ le ossa su alcune strade della Sardegna o banalmente sulla strada per Morsiano…) che ne cironda la base del versante est, quello umido, ricco di foreste e di infinite cascatelle, molto pittoresche ma alla lunga un po’ noiose:

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Il giorno dopo invece salendo fino alla sua vetta, poco sopra i 3.000 metri, che per fortuna buca il tappeto di nuvole che circonda sempre la cima del vulcano aprendo la vista su uno scenario “paradisiaco”, che di solito riusciamo a vedere solo a piccoli pezzi dal finestrino di un aereo mentre qui possiamo contemplare a 360 gradi con i piedi ben piantati per terra:

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Molto particolare anche il Silver Sword, pianta che vive solo qui e fiorisce una volta sola nella sua vita:

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E alla fine l’ultimo tramonto a Maui con cui salutiamo le Hawaii e gli USA, prossima tappa il Canada.

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Hawaii E Relax – Parte 1: Oahu E Kauai

Alla fine la magia delle Hawaii si è avverata, qui l’acqua del Pacifico è alla giusta temperatura per un rilassante bagno di mare e le spiagge sono accoglienti.

Di Oahu avevamo letto che non era granché,  che se non si è interessati alla mondanità di Waikiki la si può evitare, che dopo aver visto le altre isole sarebbe rimasto il rimpianto del tempo sprecato su questa isola…a noi invece è piaciuta: sarà stato per il piccolo ma accogliente cottage con micro-giardino annesso, sarà che abbiamo abbandonato subito Honolulu e Waikiki e ci siamo diretti verso la costa est, con le sue belle spiagge bianche, qui il relax post on the road ha avuto un ottimo inizio:

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Anche Waikiki non è poi così male, certo è pieno di hotel e negozi di lusso e ci abbiamo messo mezz’ora a trovare parcheggio,  però ci sono anche tante famiglie del posto che si fanno il loro barbeque tra le palme e decine di giovani e meno giovani che aspettano l’onda giusta:

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Kauai invece è un tuffo nella natura, l’isola è molto piovosa (ma piove soprattutto di notte, anche se ci siamo beccati qualche pioggerella “orizzontale”, cioè acqua che scende ma nessuna nuvola sopra di noi…) e per questo è verdissima oltre ad avere un serie di belle spiagge dalla sabbia dorata:

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In una di queste spiagge abbiamo anche incontrato un ospite inatteso,  una foca monaca che si riposava beata sulla riva al termine della sua pesca quotidiana:

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Ma visto che con il relax è meglio non esagerare, per non rischiare di impigrirci siamo andati a vedere il Waymea canyon, detto il gran canyon del pacifico, ed il vicino parco naturale dove un sentiero nella giungla avrebbe dovuto portarci a vedere un magnifico panorama: molto bello il sentiero (abbiamo anche incontrato una coppia italiana alla ricerca di insetti nel terriccio), una fregatura il panorama, visto che eravamo immersi dentro una nuvola e non si vedeva un bel niente !

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Dopo la faticata ci siamo concessi un bagno in una spiaggia della costa sud, meno bella di quelle a nord viste finora, ma che ci ha regalato due belle sorprese:

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Qui a Kauai la natura è proprio di casa !

L’ultima mattina abbiamo visto una bella cascata e poi abbiamo dovuto abbandonare a malincuore il cottage affittato, stava in un complesso talmente lussuoso che all’arrivo qualcuno dei più maligni ha detto “papà, abbiamo sicuramente sbagliato strada…”, ma soprattutto era circondato da una piacevole terrazza in legno con vista su un curato giardino tropicale che sarà difficile non riportare alla memoria nei giorni più freddi del prossimo inverno…

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San Francisco – Los Angeles, Ultima Tappa On The Road

E cosi’ anche l’ultima tappa e’ andata: quasi 3.000 miglia, 18 motel, 150/200 miglia al giorno…e’ stato bello, ma e’ stato anche duro. Azzeccata la scelta di un solo furgone per le due famiglie, darsi il cambio alla guida e chiaccherare (dormire, mangiare, guardare le foto…) ha alleggerito il peso dei chilometri. Gli ultimi 4 giorni di nuovo come CinqueNelMondo sono stati un po’ nervosi, forse c’erano degli equilibri e dei tempi da ritrovare, ci ha aiutato la baia di Monterey (la prima tappa, proprio nei giorni del GP di moto Superbike, decine di motociclisti in giro per la citta’, tante Ducati rosse), una bella riserva naturale piena di animali marini:

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E poi giu’ verso sud sulla Pacific Highway, in cerca di caldo e spiagge di cui si inizia a sentire la mancanza…le spiagge arrivano ma l’acqua e’ GELATA, anche se qualcuno a fare il bagno ci prova:

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I panorami sono belli, selvaggi, anche se il bel tempo non si fa vedere e mare e cielo sono cupi, grigi:

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E verso la fine una colonia di elefanti marini, la piu’ grande sulla costa: puzzano tanto, hanno una faccia veramente brutta ma siamo stati una mezz’ora a guardarli e a sentire i loro strani suoni gutturali:

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Poi inizia Los Angeles, Malibu’ con le sue ville da ricconi che nascondono il mare e Santa Barbara piu’ “normale”, riproviamo la spiaggia ma l’acqua e’ sempre la stessa:

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Ed infine Venice Beach, che invece e’ proprio particolare, culturismo e stravaganze a farla da padroni:

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L’ultima mezza giornata di on the road ci porta a Hollywood, con la sua scritta famosa che non riusciamo a trovare e le stelle sul marciapiede, ma ormai tutti siamo concentrati sull’ultima meta : Disneyland!!

Che arriva il giorno dopo, eccitante per la Piccola Viaggiatrice, gia’ carica all’apertura delle 8 del mattino, massacrante per Papa’ Sognatore, gia’ cotto alle 3 del pomeriggio, divertente per tutti gli altri fino alle 10 di sera, ora in cui alziamo bandiera bianca dopo il magico finale di fuochi d’artificio:

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E speriamo che le Hawaii siano altrettanto magiche (e che l’acqua sia mooolto piu’ calda).

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Yosemite E San Francisco Oltre Le Aspettative

Usciti dalla fornace della Death Valley abbiamo trovato rifugio nella fresca Lee Vining dove un bel cottage con 3 camere, cucina, soggiorno e terrazza all’aperto ci invitava a rimanere piu’ a lungo della solita tappa da un giorno (ormai e’ un tormentone: “Quanto restiamo qui?” “Una notte…”). Un po’ meno invitante invece il tipo della reception che ci comunica che la notte prima un orso si e’ introdotto nel coffee shop per svaligiare il freezer…che ci stia prendendo in giro? Per fortuna l’unico orso che vediamo e’ quello di bronzo sulla Main Street, anche se lo stato in cui troviamo un cassonetto la mattina dopo qualche sospetto ce lo lascia:

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Il Coffee Shop pero’ non mostra danni da orso e anche l’espresso che ci viene servito non e’ male:

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La mattina facciamo una veloce visita al vicino Mono Lake: a me mette un po’ tristezza, si vedono delle formazioni calcaree ma solo perche’ il lago si sta prosciugando, l’acqua se la stanno bevendo molto piu’ a sud quelli di Los Angeles:

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Per fortuna i primi panorami di Yosemite ci ritemprano lo spirito, il paesaggio e’ veramente “di montagna”, il passo per entrare nel parco scollina a 3.000 metri e i laghetti sembrano proprio alpini:

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Da Yosemite non sapevo bene cosa aspettarmi,  avevo sentito parlare di questa valle favolosa che stregava lo sguardo ma non riuscivo ad avere un’immagine di cosa avrei visto. Il primo impatto e’ con le sequoie giganti, sono in effetti molto grandi ma devo dire che dal vivo non mi hanno impressionato come mi aspettavo:

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Ben diverso invece l’impatto con la valle vera e propria: passati un paio di tunnel ci si trova in una valle verdissima circondata da pareti di granito a volte quasi verticali che mettono veramente in soggezione, il tutto impreziosito da un fresco torrente che scorre al centro, da cascate sulle pareti e da un laghetto in fondo alla valle…un paesaggio che se non fosse per la quantita’ di turisti che riempiono tende e ristoranti farebbe venire voglia di restarci una settimana, altro che “la solita notte”.

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A malincuore invece la mattina dopo dobbiamo lasciare il parco (anche se nessuno rimpiangera’ le tende affittate in cui abbiamo dormito…) e in serata raggiungiamo San Francisco che ci accoglie col suo tipico biglietto da visita: pioggerella, vento forte e nebbia all’orizzonte. Per fortuna l’appartamento e’ una bella sorpresa, solo due camere ma molto ampie per accoglierci tutti e 9 e una bella cucina per prepararci finalmente qualche sano piatto italiano (prima poi dovro’ scrivere un posto sulla “cucina” americana, e’ inevitabile…). La mattina dopo partiamo quindi belli carichi verso il centro di San Francisco: devo ammettere che anche di questa citta’ non avevo un’idea precisa, giusto il Golden Gate e Alcatraz…ho scoperto una media cittadina dall’atmosfera molto pacata, non sonnolenta ma neanche frenetica, se non fosse per i turisti che cercano di salire sulla Cable Car:

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Qui quasi tutti i mezzi pubblici sono elettrici, filobus o tram, ho scoperto che riciclano anche vecchi tram di altre citta’, vediamo se qualcuno indovina da dove viene uno di questi due:

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C’e’ poi tutta la zona dei moli, certo turistica al 100%, pero’ non in maniera soffocante e con qualche ospite che prende il sole sui moli galleggianti:

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Inevitabile la visita ad Alcatraz, un po’ deludente, forse la cosa migliore e’ la vista della citta’ che si ha dall’isola:

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L’ultima giornata prevede invece la biciclettata attraverso il Golden Gate, una bella pedalata che si conclude dall’altra parte della baia, a Sausalito con le sue case galleggianti:

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E con questa tappa il primo mese se n’e’ andato…la famiglia che era con noi e’ gia’ rientrata a casa, noi continuiamo verso sud, Los Angeles e nturalmente Disneyland!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Grand Canyon E Route 66 In Sordina, Death Valley Con Black Out !!

Sara’ perche’ e’ troppo grande per abbracciarlo con un solo colpo d’occhio, sara’ perche’ il parco al suo interno sembra un po’ troppo “urbanizzato” (ci sono spartitraffico con le siepi, sensi unici, una stazione ferroviaria…) ma il Grand Canyon non ha fatto una grande impressione a tutto il gruppo. A fare impressione sono i suoi numeri, in particolare la profondita’ di 1.6 chilometri, che pero’ non si percepisce immediatamente, si perde un po’ nella larghezza del canyon stesso:

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Fatto sta che la mattina dopo l’arrivo solo tre coraggiosi (Papa’ Sognatore, Mamma Paziente e il loro primogenito) si lanciano nell’impresa di percorrere una parte del Bright Angel Trail, uno dei sentieri piu’ famosi che scende nelle viscere del Canyon, e tornare prima dell’orario del check-out dall’albergo, le 11, andando alla ricerca di viste e paesaggi diversi da quelli che si vedono stando sul bordo in alto.

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L’impresa naturalmente fallisce, solo il giovane viaggiatore riesce a tornare in tempo (e per fortuna avvisa gli altri che liberano le camere) mentre papa’ e mamma arrivano fuori tempo massimo e con la lingua a penzoloni.

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Si parte quindi verso la R66, strada storica e tappa di passaggio verso la Death Valley. Anche in questo caso un po’ tutti facciamo fatica ad apprezzare quello che vediamo, a Kingman c’e’ qualche spunto curioso (qualche motel, vecchie auto, un museo) ma ci aspettavamo un’ambientazione piu’ caratteristica, anche se artificiosa…

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Ci lanciamo quindi verso la Death Valley che invece stupisce tutti con i suoi panorami “lunari”, i colori delle rocce e, naturalmente, le temperature (anche se dopo l’impatto tremendo con il caldo di Las Vegas eravamo abbastanza preparati…):

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Ma le emozioni maggiori ce le riserva la notte a Furnace Creek quando tra l’1 e le 2 di notte se ne va la corrente elettrica e con lei l’abituale ronzio del condizionatore…le reazioni sono le piu’ disparate: c’e’ qui manco se ne accorge e continua bel bello a dormire (Viaggiatore Curioso e Piccola Viaggatrice, beati loro), che si sveglia, da’ un’occhiata fuori e pensa “beh, non posso farci niente” e si rimette a dormire (Papa’ Sognatore e Viaggiatrice Curiosa) e chi invece oppresso dal caldo o da strane idee (“e se rimaniamo senz’acqua?  I rubinetti potrebbero non funzionare..e se ci disidratiamo tutti? “) non riesce piu’ a dormire ! Per fortuna verso le 3:30 l’elettricita’ ritorna, tutti i pericoli vengono scongiurati e la mattina dopo possiamo ripartire in direzione di Yosemite, l’ultimo parco di questo on the road.

 

 

 

 

 

 


Monument Valley, Antelope Canyon E La Nuvola Di Fantozzi

Come gia’ successo a Moab, una nuvola fantozziana sta cercando di mettere i bastoni tra le ruote al nostro USA on the road. Per quanto riguarda la Monument Valley in parte c’e’ riuscita! La giornata era iniziata bene, un bel cielo,  non troppe miglia da fare e due “antipasti” interessanti, il Goosenecks park (una bella vista su due anse di fiume dalla forma particolare) e Mexican Hat, una roccia in bilico che ricorda un sombrero:

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Arrivare alla Monument Valley da nord, soprattutto per i non piu’ giovanissimi che hanno visto qualche film western, non puo’ non risvegliare delle immagini sepolte in fondo alla memoria, e anche i piu’ giovani potrebbero avere un fotogramma di Forrest Gump nel loro archivio personale:

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Purtroppo pero’ le prime gocce di pioggia sbattono sul parabrezza ed entriamo nella valle per il giro in auto in un clima quasi autunnale…riusciamo comunque ad avere qualche scorcio soleggiato ma a molti di noi rimane l’impressione che la vista migliore sia quella da lontano, con questo skyline particolare a stagliarsi contro il cielo

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Per fortuna la serata è rilassante, cena fatta in casa e un tappeto di stelle da osservare con il buio.

Il giorno dopo ci attende Antelope Canyon, una meraviglia della natura scavata dalle piogge e dalla sabbia; il tour prenotato è alle 13, arriviamo un po’ troppo in anticipo causa piccolo errore di pianificazione oraria (i cambi di ora tra stato e stato, in questo caso Utah e Arizona, tendono ad essere facili da dimenticare…) e visto il cielo temporalesco il “simpatico” navajo che gestisce il tutto ci dice di leggere bene le condizioni di annullamento…cominciamo male!  E in effetti il tour viene poi annullato per il pericolo di inondazione improvvisa causa temporale…maledetta nuvola fantozziana! Ci consoliamo con un’occhiata alla diga del lago Powell e, per i soliti temerari che sfidano la pioggia del pomeriggio, ad una particolare ansa del Colorado river:

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Non avendo potuto ri-prenotare il tour per il giorno successivo (il navajo è stato inflessibile: “come back tomorrow! “) Papà Sognatore si ripresenta la mattina poco dopo le 8 e riesce a prenotare il tour delle 12: finalmente riusciamo ad entrare in questo canyon molto particolare dove colori, forme e soprattutto giochi di luce stupiscono ogni pochi passi, è forse la cosa più bella vista fino ad oggi:

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Finalmente soddisfatti, ci spariamo le nostre 200 miglia quotidiane in direzione della prossima tappa: Grand Canyon.