Una famiglia…tanta curiosità…un sogno….Il Mondo !

Papà Sognatore

Zion e Bryce: Due Parchi Da Scoprire

E’ stato un bel cambiamento lasciare l’iper consumistica Las Vegas ed entrare in un bel parco nazionale, lo Zion Park. Non e’ un parco con dei punti da lasciare a bocca aperta, perlomeno per noi che abbiamo lasciato perdere i sentieri piu’ impegnativi. Due belle passeggiate in mezzo alla natura, tra cascate, laghetti in cui rinfrescarsi e avvistamenti di piccoli animali hanno rasserenato tutti.

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Il trasferimento a Bryce Canyon e’ stato di per se’ molto bello, con una strada dai panorami molto vari, cui e’ difficile rendere merito con degli scatti fatti attraverso il parabrezza:

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Bryce Canyon invece stupisce fin dal primo minuto, un anfiteatro di guglie, pinnacoli e torri di roccia dalle forme e dai colori sempre diversi, anche questi difficile da riassumere in un singolo scatto:

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Ora ci attende una lunga tappa di trasferimento verso Moab, sempre nello Utah, che sara’ la nostra base di esplorazione per tre giorni.

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Las Vegas E’…Las Vegas !

Parliamoci chiaro: io ero quello che a Las Vegas ci voleva stare una notte sola, un’occhiata alla strip (la via principale) e agli hotel piu’ famosi (Paris, Bellagio, Venetian…) e via.
Poi qualcuno dei viaggiatori ha espresso desideri diversi, qualcun altro che ci era gia’ stato ci ha detto che meritava almeno un giorno intero di visita (ci sono gli outlet, e poi i ragazzi si sfogano dopo tutti quei parchi…) e cosi’ le notti a Las Vegas sono diventate due, entrambe al Paris hotel, giusto per immedesimarci subito nel clima “Casino + Imitazioni della realta’”.

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Devo dire che se fosse stato solo per la prima serata il mio giudizio originale sarebbe rimasto invariato: Las Vegas ci ha accolto subito con una caldo pazzesco, piu’ di 46 gradi, va be’, abbiamo detto, rilassiamoci in camera ed in piscina e poi la sera faremo una bella passeggiata…Temperatura serale: 42 gradi, una fornace! E cosi anche attraversare la strada (a 6 corsie) per andare a vedere lo spettacolo delle fontane del Bellagio e’ diventato una tortura, una massa di gente incredibile ed un caldo pazzesco, l’aria condizionata unico alleato possibile.

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Il tutto unito alla profonda tristezza che mi fanno tutto quei giocatori seduti a farsi spennare alle slot o ai tavoli da gioco nonche’ i “procacciatori d’affari” che offrono ragazze con i loro sgualciti biglietti da visita.
Ma per fortuna la mattina dopo la temperatura era diminuita e, con un’attenta strategia di percorrenza dei marciapiedi alternata all’entrata in hotel o negozi con aria condizionata a palla, siamo riusciti a vedere gli hotel più “tipici” e a far salire i ragazzi sull roller coaster del New York, un po’ di adrenalina non guasta.

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Alla fine, nel bene e nel male, Las Vegas era una tappa da vedere una volta nella vita, ma devo dire che l’ultima mattina, quando sono andato a prelevare il furgone che ci portera’ a spasso per le prossime due settimana, avevo il cuore leggero al pensiero di abbandonare la capitale del deserto in direzione di Zion e Bryce, i due gioielli dello Utah.


Yellowstone E Gli Orsi Nascosti

Eravamo pronti: di notte non lasciare alimenti o profumi in macchina (puo’ piegare la portiera come se fosse cartoncino), in caso di avvistamento mantenersi a 95 metri di distanza, se si avvicina indietreggiare camminandno all’indietro, come i giapponesi davanti all’imperatore, in caso di carica non correre ma spruzzare una nube di spray repellente sulla sua linea di corsa e, se non si ferma, spruzzargli lo spray in faccia. Se ancora non si arrende: fight back, combatti. Putroppo (o per fortuna, dipende dai punti di vista) di orsi non ne abbiamo incontrati neanche uno, neanche da lontano…peccato.
Siamo arrivati a Yellowstone dopo 9 ore di auto da Denver, Colorado, attraversando un panorama non proprio esaltante:

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Dopo un pernottamento a Cody (purtroppo abbiamo mancato il Rodeo, sarei stato curioso di vederne uno dal vivo e soprattutto di vedere il pubblico che vi assiste) siamo entrati a Yellowstone ed abbiamo fatto il primo pic-nic con un po’ d’ansia da orso:

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Nei giorni successivi, visto che di grizzly non ce n’era neanche l’ombra, ci siamo un po’ rilassati e ci siamo goduti le bellezze del parco e gli avvistamenti di altri animali (anche se ce ne aspettavamo di piu’…):

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Il parco e’ molto grande e c’e’ un’unica strada per raggiungere i vari punti di interesse e a volte, soprattutto quando si forma una coda dovuta alle macchine che si fermano per fotografare e/o per far attraversare i bisonti, sembra un po’ di essere allo zoo safari di Pombia, non so se avete presente.
Poi pero’ la sensazione passa e si ritorna a godersi gli spazi enormi di questa natura sconfinata e le altre attrative, come le cascate ed i geysers:

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Oppure quello che per me e’ uno degli aspetti piu’ belli di Yellowstone, le colored pools, pozze di acqua calda che cambiano colore a seconda della temperatura e dei minerali presenti…non ti stancheresti mai di guardarle e fotografarle, sembrano i colori di una tavolozza in attesa che il pittore inizi ad usarli:

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Non c’era pero’ unanimita’ sulla bellezza di queste pools e quindi, per non rischiare un ammutinamento, la visita ad alcune di esse e’ stata sacrificata sull’altare dello svago: un bel bagno nel torrente, dove l’acqua era molto meno fredda di quanto ci si possa aspettare da un fiume a 2.200 metri di altitudine !
A proposito di freddo: chi e’ quel pazzo che prima della partenza continuava a dire “Yellowstone e’ tutta sopra di 2.000 metri, fara’ freddo, portatevi un pile ed anche una giacca a vento…” ? Temperatura media di questi 3 giorni: 30 gradi, rischio di scottatura sulle parti esposte…quanto bagaglio inutile !


Niagara Falls: “Mister Alberto E’ Gia’ In Camera”

Come anticipato dal simpatico pilota del volo per Buffalo le nostre valigie erano la’ ad aspettarci, arrivate con l’aereo prima (relax totale alla loro vista ammucchiate in un angolo del ritiro bagagli…)

Per le cascate del Niagara,  quando si parlava del viaggio verso Natale, avevamo deciso di dormire in un hotel con vista sulle cascate, limitandoci alla camera del piano 10 che aveva un costo abbordabile. Piu’ avanti i nostri amici in viaggio con noi avevano scoperto che l’hotel e’ di proprieta’ degli zii dell’ex fidanzato della sorella di un loro amico d’infanzia e questa sorella aveva chiesto i nominativi della prenotazione, in modo da farli avere ai proprietari. Non sapevamo pero’ se aspettarci un’accoglienza particolare…

Arrivati all’hotel, per la prima volta in vita mia provo l’esperienza di lasciare le chiavi dell’auto al parcheggiatore (avevamo deciso di fare cosi’ viste le difficolta di parcheggio a Niagara Falls, lato canadese), esperienza che mi rende un po’ nervoso (e se questo se ne va con la macchina ? Se per sbaglio da’ le mie chiavi a qualcun altro ? Va be, tanto l’auto e’ a noleggio…)

Alla reception presentiamo i nostri documenti e, dopo qualche smanettamento sulla tastiera, la tipa ci dice che e’ tutto ok ma, stranamente, mi chiede “Mr. Alberto e’ gia’ in camera, giusto ?”…con un po’ di indecisione (col mio inglese non sempre afferro quello che mi dicono al primo colpo, a volte neanche al terzo…) rispondo “Sono io Mr. Alberto”…e la tipa “Ah, ok”. Dopo pochi istanti si materializza la signora Teresa che ci accoglie con un italiano passabile in nome del proprietario e ci dice che ci ha preparato una sorpresa per domani “ma ne parliamo dopo, ora raggiungete Mr Alberto che e’ gia’ in camera”….”veramente Alberto sono io…”….”ah, mi avevano detto che era gia’ in camera”…

Per fortuna ci vengono consegnate le chiavi e possiamo quindi interrompere il siparietto e rifugarci nelle nostre camere. Le piccole perplessita’ che erano affiorate svaniscono davanti alla vista dalla finestra della camera che, prima sopresa, dal piano 10 e’ diventata una camera al piano 37:P1000432

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Per cinque minuti ci godiamo la vista e la bellezza della camera, i ragazzi sono eccitatissimi (mai stati in un posto cosi’ lussuoso) fino a che qualcuno dice: “Di chi e’ quella borsa ?”…”E il cappello ?”. In effetti in camera e nel bagno ci sono degli oggetti personali di qualcun altro, sembra di un coppia, per cui, dopo breve consulto familiare, decidiamo di abbandonare a malincuore la camera e tornare alla reception per chiarire il malinteso.

Torniamo quindi dalla signora Teresa che dopo alcuni minuti di indagine e un caffe’ offerto ci consegna delle chiavi di una nuova camera, scusandosi perche’ ce ne deve dare una ad un piano diverso, il 39 (sempre piu’ in alto !!). Sollevati di avere di nuovo una nostra camera andiamo a recuperare i bagagli al piano 37 dove al telefono del pianerottolo c’e’ una coppia di cinesi che cerca di spiegare alla reception che la loro chiave non apre piu’ la porta della loro camera…mi sa che c’entriamo qualcosa noi !

Tutto i malintesi a questo punto sembrano chiariti, ce ne andiamo a cena pregustando il tour del giorno seguente, unica piccola annotazione la mattina dopo i ragazzi vanno a fare colazione prima di noi e per sbaglio danno come numero di camera quello dei cinesi ! Quando scendiamo noi tentiamo di chiarire l’equivoco, la signora mette un asterisco di fianco al numero della camere, ma temo che gli abbiamo rovinato anche la colazione !

Siparietto a parte, a noi la visita a Niagara Falls e’ piaciuta: qualcuno ce le aveva sconsigliate bollandole come “un’americanata”, in effetti la zona dei locali e ristoranti e’ molto kitsch, ma le cascate sono uno spettacolo e anche i dintorni meriterebbero una visita di piu’ di un giorno (ci sono belle piste ciclabili, passeggiate da fare lungo il Niagara River, un campo da golf pubblico per gli amanti di questo sport).

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P.S. Ora siamo a Yellowstone, mentre scrivo qui fuori dalla nostra “cabina” in legno sono un po’ disturbato dal rumore di un bisonte che sbuffa e raspa il terreno nel boschetto qui vicino…speriamo che non decida di caricare !


New York: Grande, Caotica, Multiforme

Grande: te ne accorgi ad ogni spostamento, sia la mattina quando vai verso Manhattan da Brooklyn insieme agli altri pendolari assonnati e arrivi sempre in ritardo sulla tabella di marcia che ti eri prefissato, che la sera, con i piedi stanchi per il tanto camminare e la fermata giusta per il ritorno a casa che sembra non arrivare mai…beata la Piccola Viaggiatrice che, fusa dal fuso, come più o meno tutti gli altri, si addormenta già alle 5 di pomeriggio e viene portata in braccio dalla fermata della metro a casa (grazie fratellone), naturalmente per poi svegliarsi baldanzosa alle 4:30 del mattino.

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Caotica: sempre, a partire dalla subway, che perde il confronto con le più efficienti metropoli europee: treni che non arrivano, specialmente la Domenica,poche scale mobili, entrate che ti fanno prendere il treno in una sola direzione (“sir, you’re on the wrong side! “). Per continuare con strade e marciapiedi, sempre super affollati e con gente che attraversa col rosso sotto gli occhi dei poliziotti (è ben lontana la disciplina inglese…)… e poi cantieri, camion enormi e taxi a farla da padroni tra strombazzamenti e sirene polifoniche. Il tutto culmina a Time Square, ombelico della città e somma di tutti i caos possibili..eppure affascinante, con tutte le luci del consumismo a farci sembrare tutto allegro per una notte.

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Multiforme: dei contrasti te ne accorgi passando da Bed Stuy, il quartiere dove stava il nostro appartamento tipo torre in affitto, il più popoloso quartiere di afro americani della città, sporco, “sgarrupato”, ma con tanta vitalità (abbiamo comprato le uova all’orto di quartiere, che promuove una dieta più sana per i residenti) a Manhattan con le sue torri scintillanti di cristallo e cemento armato che attirando lo sguardo verso l’alto nascondono alla vista i poveracci che dormono per terra nei vicoli e i tanti che elemosinano qualche dollaro.

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È stata una settimana con alti e bassi, sia a causa del meteo (pioggia, nuvole, sole accecante, afa soffocante, temporali, tutto in 6 giorni) che per quello che avremmo voluto fare e non siamo riusciti a fare (MOMA, giro in bici a central park, gita a Coney Island rimarranno sogni nel cassetto ancora per un po’ ).

Tra i momenti più belli una splendida mattina alla statua della liberta (il giorno del compleanno di Viaggiatrice Curiosa, auguri piccola) e i parchi cittadini: non Central Park, troppo grande e famoso per essere apprezzato in poco tempo, ma le piccole oasi di tranquillità come il parco dietro la National Library con libri, giornali e tavoli da ping pong disponibili per tutti, o Washington Square con la jazz band, il signore dei piccioni e gli “acrobati” di colore con il loro show improvvisato.

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Ora bye bye New York, mentre scrivo siamo in volo per Buffalo con tre ore di ritardo e il comandante ha appena annunciato che partiamo senza bagagli ma che lui è sicuro al 99% che sono su un altro aereo partito per Buffalo 10 minuti prima di noi. Benedette percentuali!


Arrivati: Piccoli Brividi Al Controllo Passaporti

Dopo una preparazione bagagli un po’ macchinosa, visto che Papa’ Sognatore si e’ incaponito a fare solo 4 valigie grandi, sia per motivi di spazio futuro nei bagagliai delle auto a noleggio che per un piccolo risparmio sulla dozzina di check-in che doremo fare, il viaggio di andata e’ andata via bello liscio…Trenord non ha fatto scherzi e Alitalia ci ha fatti atterrare con 30 minuti di anticipo (peccato aver dovuto aspettare 20 minuti che si liberasse lo slot di parcheggio per l’aereo…)

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In volo, qualche film e qualche battaglia a Trivial ci hanno aiutati a far passare il tempo. E poi siamo arrivati al controllo passaporti, che e’ sempre un momento strano, ti senti in una terra di nessuno, fuori dal posto che e’ casa tua ma non ancora ammesso al paese in cui hai tanto sognato di arrivare…ma comunque noi siamo famigliole in vacanza, i documenti sono in regola e non abbiamo insetti o salumi nel nostro bagaglio, e quindi non abbiamo niente da temere…….o no?

Fatto sta che mentre noi passiamo senza problemi, visto che l’agente non fa domande, si prende le sue 40 impronte digitali e 4 foto (niente impronte e foto per la Piccola Viaggiatrice) e ci saluta con un sorriso, il poliziotto che si occupa dell’altra famiglia inizia a fare domande (tipo quanti siete, dove andate, quanto tempo state…”1 mese”….”ma tutto di vacanza?”) E dopo qualche minuto emette il verdetto: gli altri possono andare, ” the mom in the room”.

Che poi “the room” e’ la stanza degli interrogatori, tipo quella di Airport Security, per chi conosce il programma tv….iniziano quindi minuti di attesa che mano a mano si riempiono di pensieri strani e anche un po’ spiacevoli (tipo “ora ci rimandano tutti a casa perche’ abbiamo affitatto in nero l’appartamento di New York”), ma per fortuna alla fine Mamma Sognatrice viene risputata fuori dalla room, senza peraltro avere capito neanche tanto bene cosa volessero da lei quei simpatici poliziotti USA…

Il viaggio quindi riparte senza problemi, il van noleggiato per il transfer e’ fantastico e l’appartamento si rivela un bella sorpresa. E cosa di meglio del primo piatto di pasta “made in USA” per risollevare morale ed energia della truppa?

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Compagni Di Viaggio – 2015

A volte è bello sapere di non essere da soli.
A volte è bello sapere che c’è una famiglia come la nostra, che forse, se potesse, partirebbe domani e girerebbe per il mondo a tempo indeterminato.
A volte è bello sapere che c’è una Mamma Sognatrice che ha lo stesso spirito di avventura di Papà Sognatore e un Papà Paziente che la bilancia, come la nostra Mamma Paziente, e due adolescenti sereni, spesso sorridenti, a completare la famiglia.

Per qualche anno abbiamo fatto delle vacanze con questa famiglia, e sono sempre state vacanze piacevoli, rilassate…

Ora è arrivato il momento di un’avventura un po’ più “grande” e (forse) anche un po’ più stressante ma, mi auguro, anche molto appagante: benvenuti !

Domani si parte !