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Bali, Un’Isola Da Scoprire A Poco A Poco

Eccoci qui, siamo a Bali da 6 giorni e piano piano stiamo iniziando a prendere confidenza con l’isola e le sue stranezze.

E gia’, perche’ se ci si ferma alla prima impressione si rischia di rimanere delusi….usciti dall’aeroporto ci si imbatte in un traffico pazzesco, piu’ di un’ora per fare pochi chilometri, e l’autista che dice “qui e’ sempre cosi’, da mattina a sera !”. Poi, arrivati a Sanur, destinazione “balneare’, si rimane delusi dalla spiaggia che, vicino alla nostra guest house, con la bassa marea risulta essere un po’ sporca e poco balneabile (alghe, barche, ….), tanto che anche la piccola viaggiatrice rinuncia alla solita danza nell’acqua bassa. Infine, la sera esci a cercare un ristorante per la cena, e la passeggiata di Sanur ricorda un po’ troppo quella di tante localita’ turistiche….negozi di abbigliamento, souvenir, gelateria, il ristorante italiano, bolognesa, carbonara, lasagna….

Si intuisce che qualcosa di diverso ci deve essere dalle decine di templi e altari che incontri in quelle poche centinaia di metri, e dalle ancora piu’ numerose offerte che rischi di calpestare (quelle a terra, che sono per gli spiriti maligni) o di far cadere (quelle sui tanti piccoli “altari” sparsi ovunque). E infatti piano piano l’essenza di Bali riesce ad emergere anche da sotto la spessa coltre del turismo di massa, quello tutto negozi e mordi-e-fuggi nei templi……..ti sembra di scoprire  quest’anima nascosta quando lasci la strada principale e nelle strade laterali vedi ancora tutti questi templi con le loro offerte, (allora non le mettono solo per impressionare i turisti !), quando sali sullo sgangherato Bemo (i piccoli furgoncini che fanno da taxi collettivo) e vedi il cestino con offerta e incenso appoggiato tra il cruscotto ed il parabrezza, la ritrovi quando la sera risalendo i 300 gradini che portano alle tombe reali vedi madre e figlia che preparano l’offerta del tramonto nel piccolo altare sulla loro risaia, per proteggerla dagli spiriti maligni.

E allora capisci che si, il turismo di massa e’ arrivato anche qui, che a Ubud (il cuore culturale di Bali, dove siamo ora) ci potra’ anche essere Starbuck’s sulla via principale, ma che l’orgoglio con cui i balinesi offrono ai turisti le loro danze tipiche e’ genuino, visto che quelle stesse danze fanno parte delle cerimonie religiose che scandiscono la vita di tutti i giorni. Belle, tra l’altro, queste danze….abbiamo visto la danza Kecak e la danza Barong, ed entrambe ci sono piaciute, una forma d’arte particolare e coinvolgente (tranne per la piccola viaggiatrice che mi e’ crollata dal sonno sulle ginocchia dopo i primi Cak Cak Cak Cak….).

Per il resto tutto bene, siamo stati in due belle guest house, la prima con piscina (di cui qualcuno ha approfittato a lungo, tanto da alzarsi la mattina alle 8 per avere piu’ tempo…), la seconda veramente balinese, con camere molto grandi al secondo piano e vista rilassante sui dintorni di Ubud. Anche dal punto di vista mangereccio le cose vanno abbastanza bene, i piatti indonesiani sono quasi tutti buoni, alcuni anche per chi non ama il piccante o le salsine dolciastre (queste un po’ difficili da evitare….), ma nei tanti ristoranti (la maggiora parte semivuoti, per fortuna l’alta stagione non e’ ancora arrivata, non oso immaginare come sara’ il traffico) si trovano anche piatti ‘internazionali’, tanto che qualcuno ha gia’ ordinato penne al ragu’, pizza al prosciutto e, udite udite, anche i tortelli di zucca….solo che erano conditi con il pesto!!!!!

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