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Tantissime Cose Da Bali…

Ciao ragazzi! Ho un sacco di cose da raccontarvi, vediamo se mi ricordo tutto! Voi siete rimasti al primo giono di Sanur, giusto? Bene, bene… il giorno dopo è stato un giorno di completo riposo, ognuno faceva ciò che gli andava, insomma, è stata  una vera giornata di tranquillità. Il giorno dopo è arrivata la nostra guida, coco, che ci ha fatto fare un bel tour. Siamo andati come prima cosa nella spiaggia di Padang Padang, dalla spiaggia bianca, l’acqua chiara (anche se un po’ sporchina…) e le scimmie… sì, le scimmie! si arrampicavano sugli alberi della scogliera e “assaltavano” i turisti che invadevano il loro territorio. Io mi sono un po’ scottata, ma senza spellarmi, per fortuna! Stufi della spiaggia siamo tornati al forno-pullmino e abbiamo viaggiato fino a un tempio popolato da scimmie (oh ma sono ovunque!).Prima di entrare ci siamo messi il pareo, tranne quelli con i pantaloni lunghi e quelle più piccole, all’ interno abbiamo osservato il panorama, le statue davanti al tempio, e Coco ci ha spiegato cosa fossero quei teli a scacchi neri e bianchi (che fino a prima io classificavo come tovaglie), cioè  che rappresentano il bene e il male il giorno e la notte… Dopo pranzo siamo passati al suicidio: due ore di pullmino per andare a vedere un tempio trasformato in mercato. Il vero obiettivo era quello di vedere il tramonto, ma, causa nuvole, non e’ stato possibile. Il tempio era su una roccia, molto suggestivo. 
Il giorno dopo ci siamo trasferiti a Ubud alle 10.30, ma io mi sono svegliata alle 8 per salutare la piscina con un ultimo viaggio. Abbiamo raggiunto la nostra attuale guest house, ci siamo tolti le scarpe (usanza di Bali) e siamo saliti in camera… Bello!! E’ una casa tipica di Bali adattata: l’unica cosa che mi mette un po’ ha disagio e’ il bagno, perche’ non ha i vetri alle finestre… La sera stessa siamo andati a vedere uno danza, il Kecak, che rappresentava una storia di cui ho capito poco, anzi quasi nulla, ma e’ stato bello, anche se il continuo “kecak” di sottofondo mi stufava un po’.
Il giorno seguente abbiamo fatto la nostra seconda gita con Coco, iniziata con un’altra danza, diversa da quella precedente perche’ accompagnata da musica e non da canti. Io ho preferito la seconda perche’ ho capito di piu’ la storia (forse grazie al foglio in italiano 🙂 ). Poi siamo saltati sul pullmino (con i finestrini aperti si stava molto meglio!!!) Per visitare la casa tipica balinese, che consiste in tante piccole capannine senza pareti che ospitano letto o cucina o una specie di tavolo e il tempio. Non mi piaceva molto quella casa, il fatto di non avere pareti tra cui stare non mi invita affatto. Noi abbiamo malignamente pensato che quella fosse una casa mantenuta cosi’ per i turisti, mentre gli abitanti vivessero in una casa (che in effetti Coco non ci ha fatto visitare) arredata Ikea… Voi cosa credete?? Nello stesso giorno abbiamo visto piantagioni di caffe’ e le risaie (meravigliose, probabilmente perche’ era un paesaggio mai visto), un vulcano (niente di che’) e le tombe dei re, che non mi sono particolarmente piaciute.
Oggi invece siamo andati, anche se non tutti, a vedere il vero, unico TEMPIO DELLE SCIMMIE, pieno,pieno di scimmie. Stavano appiccicate ai turisti per guadagnarsi un po’ (in realta’ molto) cibo… ma vi immaginate una chiesa popolata da scimmie??!! Una che si appende al crocifisso, una che si dondola dal lampadario… No, non ci stanno.
Il pomeriggio sono rimasta nella guest house per scrivere questo post, perche’ e’ stata una vera fatica… comunque ce l’ho fatta, sono riuscita a raccontarvi tutto… Ciao!

Da Singapore a Bali

A Singapore bisogna essere preparati perché bisogna sapere gli orari del tempio che altrimenti si può trovare chiuso, avere un passeggino perchè si rischia che una bambina si addormenti, che, portandola in braccio, perda le ciabatte, rovinando così  l’intera giornata. Perché  vi racconto tutto ciò? Perchè a noi è successo. Abbiamo visitato il coloratissimo tempio indù pieno di strane statue dalla faccia di vari animali e di persone che meditavano silenziose. Tanto silenziose e concentrate che avevo paura di entrare, di disturbare. L’altro tempio invece, non abbiamo potuto vederlo, o almeno dentro. Fuori era in uno stile più cinese, a pagoda. Dopodiché Piccola Viaggiatrice è crollata e quindi la nostra serata è finita lì. Per cercare un passeggino siamo anche andati a cercare nella Sim Lim Tower, una torre famosa per i tanti negozi di elettronica. La mattina precedente siamo andati al Singapore Botanic Garden, un giardino pieno di alberi enormi, tanto belli che mi facevano venire voglia di sedermi su uno dei loro rami nodosi a leggere un libro… Potevo ance farci una pensata, ma… Che caldo! No, non era fattibile.

Giovedì  abbiamo fatto una camminata di quasi tre chilometri per arrivare sul monte Faber, che sovrasta la cittá. Da lì  abbiamo preso la funivia  per raggiungere Sentosa, un parco divertimenti un po’ deludente. Poi siamo andati nella Singapore  che tutti conoscono, quella dei grattaceli. Soprattutto  di sera, quando cala il sole, i palazzi riflettono le luci, così  come l’acqua di Marinabay, creando un gioco di luci spettacolare
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Dopo il volo non troppo traumatico e il viaggio in macchina in condizione di sardine, siamo arrivati nella nostra gest house , molto bella e particolare. Devo ancora sperimentare la piscina! Di Bali, per ora, posso solo dirvi che brulica di motorini.

Un saluto a tutti. Ciao

Singapore: Toccata E Fuga

Il volo e’ stato lungo, 12 ore seduti (o quasi) non sono uno scherzo…per fortuna la tecnologia aiuta parecchio rispetto a qualche anno fa, e tra un film e l’altro siamo arrivati a destinazione. Dopo esserci ricordati di lasciare le cicche in aereo (l’importazione di chewing gum è severamente vietata), saliamo sulla Metro : il trasferimento all’ hotel e’ stato invece massacrante, la stazione del metro che sembrava essere la più vicina era a mezz’ora di camminata che, con i bagagli e 35 gradi, ha messo a dura prova la nostra resistenza. Peccato avere scoperto solo la mattina dopo che un’ altra stazione era a 50 metri, ma sulla nostra guida (del 2010) quella linea non esisteva….potenza dell’operosità asiatica!!

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Per visitare la città abbiamo avuto due giorni, una toccata e fuga, appunto. Un po’ pochi, forse, ci sono tante altre cose che non abbiamo visto e che ci hanno lasciato un po’ di curiosità. Il primo gorno siamo andati ai Botanic Gardens, una bella oasi di verde (il fresco no, quello non c’è neanche lì…) con all’ interno un parco dedicato solo alle orchidee….mai viste così tante in uno stesso posto !

Nel pomeriggio l’intenzione era quella di girare un po’ per Little India, quartiere indiano molto diverso dal resto della città, ma complice il crollo della piccola e la dimenticanza del papà (il passeggino e’ rimasto a casa :-(((, e portare in braccio 20 kg di calore umano a quelle temperature è deleterio) non ci siamo riusciti.

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Abbiamo però visto un interessante tempio hindu, che ha incuriosito un po’ tutti, a partire dal fatto che naturalmente si entra scalzi.

Il giorno dopo è iniziato di nuovo con una passeggiata in mezzo alla natura, percorrendo il South Ridge Walk,  una camminata sospesa tra gli alberi e le scimmie (che però non abbiamo visto,  con grande delusione di alcuni e sollievo di altri) che ci ha portati al Monte Faber, stazione della Cable Car.

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Pagato il pedaggio del viaggio sulla funivia piena di Angry Birds (abbastanza emozionante, a dire il vero…) più giro su una giostra a Sentosa, siamo poi tornati nella zona dell’ Esplanade, la più scenografica di Singapore, con il teatro, i grattacieli, gli hotel e il Science Centre che si affacciano tutti sulla stessa baia.

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Una conclusione in crescendo e un bel ricordo da portare via da Singapore, una città che si conferma piena di contrasti, non tanto tra ricchezza e povertà (come accade in altre metropoli del mondo) ma piuttosto tra natura e costruzioni, progresso e tradizione, che sembrano convivere in armonia come le tante persone di etnie diverse (quante facce di tutti i colori! ).

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